CORTENUOVA (BG) - Hanno detto no alla demonizzazione delle bevande alcoliche e vogliono dare battaglia per incrementare la prevenzione tra i giovani consumatori con una campagna a favore dell'alcol test.

Produttori di vino e birra, distributori di bevande, ristoratori, gestori di pub e discoteche e rappresentanti dell'Ascom di Bergamo si sono incontrati nel palazzo Colleoni di Cortenuova (Bg) per il convegno Soffia per la vita organizzato da Betti, marchio noto nella distribuzione di vini, spumanti, birre e distillati nelle province di Bergamo e Brescia.

L'obiettivo è promuovere e diffondere la 'cultura del bere responsabile”. Una risposta concreta all'incremento al fenomeno come la guida in stato d'ebbrezza attraverso un modello intuitivo che permetta al consumatore di esercitare autonomamente un autocontrollo del consumo, mantenere il monitoraggio dell'assunzione di alcol in relazione alle norme, di provvedere subito al test e decidere su base razionale quale soluzione mettere in atto.

Al convegno hanno partecipato le istituzioni, le Polizie locali, i Carabinieri, la Polizia stradale della Provincia e i rappresentanti di note case produttrici di vino e birra, che hanno dibattutto intorno a due concetti chiave: la valorizzazione delle caratteristiche dei prodotti e la necessità di adottare comportamenti responsabili nel consumo con particolare riferimento al tema alcol-giovani-sicurezza stradale.

«Il nostro obiettivo non è contrastare la politica punitiva del codice stradale verso chi beve. – ha chiarito Stefano Betti - Vogliamo però ribaltare il concetto che associa il bere alla morte: il bere bene, in modo consapevole e attento, non va criminalizzato».

«Stiamo pensando a un modo semplice per diffondere l'uso dell'alcol test fra i ragazzi, da sperimentare nei locali e nelle scuole . Un prototipo di "coupon" – da distribuire nei locali – con semaforo verde, giallo o rosso, a seconda della quantità di consumazioni della serata. – spiega Betti – è importante che sia proprio la nostra filiera a essere promotrice della cultura del bere responsabile».


«Solo l'1,5% degli incidenti stradali è imputabile all'alcol - ha affermato Giuseppe Soini, direttore commerciale di un'azienda produttrice di vino - ma fanno più notizia di quel 98% di incidenti provocati da chi non rispetta i limiti di velocità o assume droghe in nome della cultura della trasgressione».

 ha evidenziato il ritardo dell'Italia su questi temi rispetto ad altri Paesi europei: «Siamo aziende, ma il nostro profitto di lungo periodo non sta certo nel far ubriacare il cliente - ha sottolineato Cesare Bellussi, produttore di birra - come già succede all'estero occorre attivarsi e trasmettere una comunicazione positiva sul bere». E fa notare Emanuele Bellebono, ristoratore: «Oggi chi non beve non è più sbeffeggiato, anzi spesso è ringraziato perché porta gli altri a casa senza rischi».