Resta il divieto di fumo nei locali pubblici Ma il controllo non spetta più ai gestori
Il Consiglio di Stato ha annullato le disposizioni attuative delle norme antifumo secondo cui erano i titolari dei bar a dover vigilare. La Fipe: la sentenza non farà cedere alcuna trincea e non farà riaprire alcun caso; né darà la possibilità di tornare ad accendere la sigaretta nei locali
Contrariamente a quanto riportato nei titoli di alcuni quotidiani, la recente sentenza del Consiglio di Stato in merito alla legge sul divieto di fumo non farà cedere alcuna trincea e non farà riaprire alcun caso; né tale sentenza dà e darà mai la possibilità di tornare ad accendere la sigaretta nei pubblici esercizi. è netta la Fipe, Federazione die pubblic esercizi, dopo ilc asino sollevato dalla sentenza.
Secondo una circolare della presidenza del Consiglio, fino a ieri erano i titolari dei bar a dover vigilare sul rispettod el divieto di fumo. Il Consiglio di Stato ha però annullato quelle disposizioni attuative delle norme antifumo. In attesa che il viceministro della Salute Ferruccio Fazio decida se proporre una legge al riguardo, i controlli si potrebbero allentare, esponendo i cittadini a un duplice rischio. Il primo per chi non fuma, visto che ne viene danneggiata la salute (gli ultimi dati Airc parlano di 200 morti al giorno in Italia). E il secondo, economico, per lo stesso fumatore, perché chi si accende una sigaretta in un bar, si espone ugualmente al rischio della multa. Anzi al rischio della delazione di un altro avventore. Basta infatti che un altro cliente chieda l'intervento di un vigile urbano o di un poliziotto.
Secondo la valutazione degli esperti del ministero della Salute, però, circolari o no, la consapevolezza degli italiani riguardo al fumo è molto radicata. «La sentenza del Tar del Lazio, confermata ora dal Consiglio di Stato, era dell'estate 2005, eppure né i controlli dei Nas dei Carabinieri né quelli delle Asl hanno verificato un aumento delle infrazioni al divieto nei bar in questi anni», spiega Daniela Galeone, il funzionario che segue da sempre le problematiche relative al tabagismo. E cita anche i sondaggi della Doxa che dimostrano che oltre il 90% dei cittadini condivide il divieto, per salvaguardare la salute dal fumo passivo. Un giudizio espresso anche da 8 fumatori su 10». Tra essi sorprendentemente anche Marco Pannella, («L'unica cosa che temo di te sono i tuoi sigari», gli ha detto domenica nel corso della conversazione settimanale a Radio radicale, l'esponente del Pd Ignazio Marino, che è medico). «Questa del Consiglio di Stato non è una vittoria dell'antiproibizionismo. Anche un antiproibizionista - dice Pannella - sa che si possono fissare dei divieti».
Il divieto di fumo entrato in vigore dal 1 gennaio 2005 è rispettato da tutti gli italiani - esercenti e clienti - all'interno di bar, ristoranti, pub, stabilimenti balneari e persino discoteche. Non si può dire altrettanto, invece, per quanto avviene negli ospedali, sale di aspetto ed uffici pubblici e privati dove, nonostante il divieto, si continua tranquillamente a fumare.
Su questa "rivoluzione" negli esercizi pubblici, la Fipe sin dal 2005 diede vita alla campagna 'No allo sceriffo” per tutelare gli esercenti ai quali non poteva essere delegato un ruolo che è proprio dei funzionari pubblici. Il Tar, pochi mesi dopo, diede ragione a Fipe, federazione italiana pubblici esercizi; ragione rafforzata e confermata anche dalla sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto l'impugnativa.

