Schiaffo di Gualtiero Marchesi alla Michelin: rinuncia alle stelle
Il vecchio leone non finisce mai di stupire per la grinta, la determinazione e la creatività che sa sempre esprimere. Reduce dall'inaugurazione del nuovo locale di Milano, il Marchesino (che rappresenta una nuova sfida per riqualificare l'ospitalità del centro meneghino troppo affollato da pizzerie e locali dalle gestioni a corrente alternata) e terminato il restiling del suo regno All'Albereta , Gualtiero Marchesi, l'unico 're” della cucina italiana lancia il guanto di sfida alla Bibbia dello stile azzurro (ma quello d'oltralpe) in cucina. E lo fa rinunciando a quelle stelle Michelin (attualmente lui ne ha 2) che fino a
poco tempo fa venivano considerate il più importante riconoscimento dell'alta cucina.
Quali sino le ragioni di una scelta che verrà comunicata solo martedì mattina a Milano ci sono ignote, ma di certo non può mancare un giudizio negativo (che Marchesi si può permettersi) su un sistema di valutazione che, almeno in Italia, non è più all'altezza delle aspettative e, soprattutto, sembra inchiodato ad una strategia politico-culturale che deve privilegiare comunque lo stile francese, o comunque legato alla Francia. Non può essere solo casuale che anche nell'edizione 2008 della 'rossa” ci siano solo 5 ristoranti a pieno punteggio, meno di quelli presenti nella sola città di Tokyo…
Qualcosa non va nella Michelin e Gualtiero Marchesi (che per quanto ha fatto per la cucina italiana meriterebbe probabilmente 3 stelle a vita…), che non può certo essere tacciato di essere alla ricerca di notorietà o nuovi successi avendo già passato da un po' la boa delle 70 candeline, ha il coraggio di rompere un tabù. Sentiremo fra poche ore perché lo fa, ma, se non sbagliamo, alcune motivazioni potrebbero valere anche per la rinuncia ad altri punteggi di guide italiane ancor meno prestigiose della Michelin.
Non sappiamo in quanti abbiano rinunciato ad un riconoscimento che a fine mese 'pesa” sul bilancio dei ristoranti (ricordiamo i casi di Senders a Parigi nel 2005 e di Westermann a Strasburgo l'anno dopo), ma certo per l'Italia potrebbe costituire uno scossone capace di aprire nuove prospettive. Speriamo anche per le altre guide sui ristoranti perché prendano più forza e con un po' più di rigore sappiano sfidare la Michelin e fare meglio il loro lavoro.
Alberto Lupini

