In Veneto arriva il "black-out alcolico" dalle 2 di notte. Infuria la polemica

La primavera ha portato agli esercenti della regione Veneto una bella 'doccia fredda”. Dal 7 aprile, in tutta la regione Veneto è entrato in vigore il divieto di somministrare, vendere e consumare bevande alcoliche e superalcoliche dalle ore 2 alle ore 6 antimeridiane in tutti gli esercizi commerciali, artigianali, di somministrazione di alimenti e bevande, compresi i circoli privati e gli agriturismo. La legge stabilisce inoltre che discoteche, after hours e tutti i locali notturni debbano chiudere alle 2 di notte, con possibilità di proroga alle 4 se autorizzati dai Comuni.
Pubblicata, sul bollettino ufficiale, la nuova legge sulla vendita degli alcolici era stata approvata verso fine 2007 all'unanimità dal Consiglio regionale del Veneto.
Le nuove norme interessano circa 20mila imprese nel Veneto tra bar, ristoranti, locali da ballo e circoli privati, che vantano oltre 100.000 addetti e un volume di affari che supera i 3 miliardi di euro. Il Veneto è la seconda regione italiana dopo la Lombardia per numero di imprese di ristorazione e somministrazione bevande, con una netta prevalenza di bar e di luoghi di consumazione veloce.
L'orario inizialmente previsto per il 'black-out” alcolico sarebbe dovuto scattare dall'1 di notte, ma non essendo stati raggiunti dalla Regione Veneto accordi di identico contenuto normativo con le regioni e le province autonome confinanti, le limitazioni sono state differite di un'ora, portando il divieto dalle ore 2.
La perplessità degli esercizi: serve educazione non proibizionismo
«Educare è meglio che vietare – ha dichiarato Erminio Alajmo (nella foto), presidente provinciale dell'Appe (Associazione provinciale pubblici esercizi) di Padova, nonché presidente regionale della Fipe Veneto - l'obiettivo finale di frenare la dilagante 'cultura del bere” è condivisibile, ma non il metodo e lo strumento scelti. E poi questa legge anziché punire chi fa effettivamente abuso di alcol, punisce le imprese del settore, prevalentemente quelle che operano di notte, come pub, paninoteche, birrerie, discoteche e sale da ballo».
«Gli esercenti non sono insensibili al grave problema sociale rappresentato dagli eccessi nel consumo di alcol, che difficilmente avviene nei pubblici esercizi anche a causa dei costi abbastanza elevati - prosegue Alajmo.
Lo 'sballo da alcolici” è frutto, soprattutto, dell'ingestione smodata di bevande, come birra e liquori, acquistate nei supermercati a prezzi decisamente inferiori oppure prelevate dalla 'cambusa” di casa propria. Questi alcolici o superalcolici vengono 'stoccati” nei bagagliai delle auto ed utilizzati dai giovani per 'carburarsi” prima, dopo o durante gli incontri del 'gruppo”. Per questo motivo sosteniamo che servirebbero più efficaci e sistematici controlli da parte delle forze dell'ordine rispetto al puro proibizionismo. Ma siccome è più facile scaricare addosso agli operatori altre incombenze, piuttosto che investire sugli organici delle forze di polizia o intervenire massicciamente sul piano della prevenzione con tutte le agenzie educative disponibili, ecco che la penalizzazione degli imprenditori è bella che servita».
Ad affiancare, dunque, la norma del codice della strada che impone, in tutto lo 'stivale”, di cessare l'attività di somministrazione alle ore 2 per gli esercenti che effettuano attività di somministrazione, intrattenimento e svago, c'è ora la normativa regionale che 'abbraccia” più categorie trasversali di operatori e comprende non solo la somministrazione ma anche la vendita e il consumo.
«Ma il consumo - prosegue Alajmo - potrà continuare lungo le strade, nelle piazze, procurando sicuro
disturbo alla quiete pubblica, oppure potrà proseguire nei 'rave-party” abusivi dove non esistono garanzie di
controllo».

