La Francia è terra di talenti, dove spesso si trovano svariati nomi e guru della ristorazione e della gastronomia a livello internazionale, uno di questi è senza dubbio Joël Robuchon (nelle due foto, da solo e con il suo staff parigino).  Nominato 'chef del secolo” dalla guida Gault & Millau, - confessa l'amico Philippe Gobet, direttore dell'Ecole Lenôtre Plaisir Cedex di Parigi - quando può preferisce mangiare italiano perché la vostra cucina incontra meglio i gusti del pubblico. Chi non ama la pasta, in particolare gli spaghetti?
Lo chef Robuchon è nato a Poitiers nel 1945. A 15 anni diventa apprendista chef all'hotel 'Relais” di Poitiers. A 28 anni si afferma come capo chef all'hotel 'Harmony-Lafayette” e guadagna il titolo di 'Meilleur Ouvrier de France”. Nel 1994 il suo primo ristorante aperto a Parigi è dichiarato il migliore del mondo dal giudizio dell'International Heralde Tribune. Oggi esercita in tre grandi locali della capitale francese (3 stelle Michelin): Restaurant Joël Robuchon (1994), L'atelier (2003), La table (2004). Ha inoltre pubblicato numerosi libri di cucina.
Dal gennaio 2000 è il conduttore del programma televisivo 'Bon appétit bien sûr”, in onda sul canale francese France 3. Svolge la sua attività in giro per il mondo, in particolare a Monaco, Tokyo, Macao, Las Vegas e Londra.
Oggi, seguendo l'esempio dello chef Alain Ducasse, che ha aperto a Montecarlo nell'Hotel de Paris il suo ristorante-tempio 'Luigi XV”, Robuchon ha preso possesso della cucina dell'hotel 'Metropole”, attualmente il posto più 'in” del Principato di Monaco.
Qui mette in pratica una cucina 'decontratta”, ovvero semplice e comprensiva per tutti i palati, come 'la langoustine en raviolis truffé à l'étuvée de chou”, tanto per citare un piatto del menu di tendenza mediterranea. è con queste proposte e queste premesse che la rossa Guida Michelin gli ha attribuito la seconda stella. Si è dichiarato piuttosto favorevole alla cucina 'destrutturata” portata avanti dallo spagnolo Ferran Adrià, mentre è contrario alla cucina-laboratorio 'molecolare” proposta dall'inglese Heston Blumenthal, in quanto la considera una moda passeggera e niente di più. è inoltre fautore e sostenitore della 'cucina a vista” perché - afferma - «è in questo modo che agli chef viene riconosciuto il loro impegno in presa diretta».

Sergio Mei