L'Italia dei pubblici esercizi, in particolare bar e ristoranti, corre su binari molto articolati, regolati spesso da orari di 'partenza” e di 'arrivo” completamente diversi. Anche sotto l'aspetto legislativo esiste ampia libertà che permette ai singoli comuni di ogni singola regione del Paese di amministrare la sua realtà commerciale come meglio crede.
 Il punto è che ci si trova davanti a un aspetto curioso, interessante per certi versi, ma che comunque complica le cose nel momento in cui si intende delineare una descrizione globale degli orari di apertura e chiusura degli esercizi (si veda approfondimento). La Legge nazionale n. 287 del 1991 forniva una linea guida sull'attività di locali che somministrano alimenti e bevande, fissando mediamente l'orario di apertura intorno alle 5 del mattino e quello tassativo di chiusura alle 2 di notte.

 Le recenti esigenze del mercato e l'evoluzione del concetto di servizio hanno portato molte realtà a modificare il loro approccio lavorativo, manifestando l'esigenza di avere orari più flessibili, di sfruttare l'intero arco della giornata per offrire in servizio 24 ore su 24, di modificare l'orario di chiusura per soddisfare la clientela. Non senza difficoltà che interessano 'temi delicati” come il rispetto della quiete pubblica e del silenzio (che va assolutamente rispettato), il problema dell'abuso di alcolici negli orari notturni e il rispetto del territorio. La Lombardia, in questo senso, ha lanciato una proposta 'audace”, facendo da apripista alla possibilità di estendere l'orario di chiusura di bar e ristoranti dalle 2 alle 3 di notte (e anche oltre). Si tratta di una proposta interessante, anche se comunque «non è un provvedimento obbligatorio e deve comunque garantire il rispetto della quiete e del territorio. Ma rappresenta un piccolo passo avanti rispetto alla vecchia normativa» come ci ha detto Claudio Re, portavoce della Confesercenti di Bergamo.

Niente di nuovo, invece, per segretario Epam Lombardia, Claudio Salluzzo. «La Giunta Regionale della Lombardia ha approvato i nuovi Indirizzi Generali ai Comuni per il rilascio delle autorizzazioni per le attività di somministrazione di alimenti e bevande. Questi Indirizzi subentrano a quelli varati nel 2004 ed è stato un passaggio obbligato, in quanto proprio la Legge che disciplina il Settore dei Pubblici Esercizi, la n. 30 del 2003, prevedeva una validità triennale e, quindi, in sostanza, è stata data attuazione a questa revisione. Quindi, nulla di 'straordinariamente” nuovo, ma alcuni 'ritocchi” a un impianto normativo che, di per se, nella nostra regione, ha sostanzialmente funzionato.
Anzi, molte amministrazioni regionali del nostro Paese vorrebbero adottare, a breve, gli stessi criteri».
Ma cosa può significare per i gestori di esercizi e soprattutto come va attuato concretamente questo cambiamento? «Trovo utile, per le imprese e per gli imprenditori, la possibilità che l'orario di chiusura possa essere posticipato a condizione che non si arrechi danno alla quiete pubblica» – ha proseguito il segretario Epam. «Questa richiesta, che deve essere rivolta dagli imprenditori al Comune di pertinenza, è sicuramente una opportunità e le attenzioni alle quali gli imprenditori stessi devono assoggettarsi costituiscono già una cultura alla quale le nostre imprese, da tempo, sono abituate. Infatti, sono stati fatti investimenti importanti con dehors chiusi, con la formazione del personale dipendente e dedicato a sorvegliare propio questi aspetti ma, anche, con idonea cartellonistica che avvisa la clientela. E' da rimarcare anche però che i nostri titolari non possono trasformarsi in "sceriffo-garante" della quiete dopo le 2 di notte. Va evidenziata la forte criticità circa il problema del divieto di somministrazione dopo le ore 2 di bevande alcoliche, che sta mettendo in ginocchio le attività di intrattenimento musicale». Propio quest'ultimo punto preoccupa molti gestori, che si dimostrano incuriositi e critici verso la proposta (si veda box sotto).
Greta Nicoletti