Direttamente dalla città degli angeli, Los Angeles, si fa avanti una vera 'rivoluzione” per la ristorazione: ben 25 punti chiave che riproducono il quadro perfetto di come in America dovrebbe essere trattato il cliente. Nella lista si parla di ospitalità, uguali opportunità fra vip e non vip, scelta degli orari, cortesia, attesa, rumorosità, lista dei vini. Ma anche di diritto ad avere la descrizione dei piatti, il pane e l'acqua di rubinetto filtrata sempre disponibili, al rifiuto dei cibi o del vino se non sono come sono stati chiesti. E ancora, cambio di posate per ogni portata, servizio veloce, privacy.
Facciamo un esempio: per avere un posto a tavola in Manhattan, con vista su Central Park, gli affezionati clienti del tre stelle californiano Thomas Keller e del suo 'Per se” sono disposti ad aspettare anche due mesi. «Quando arrivano è chiaro che non posso sgarrare su nulla, neppure sull'acqua minerale…» ha rivelato lo chef, ridendo di questa ennesima polemica con i cugini-rivali di Los Angeles. Secondo Keller «che bisogno c'è di creare un decalogo di 25 punti, noiosi e scontati, su come trattare i clienti? Siamo i primi responsabili se loro sono serviti male e vanno via scontenti». «Scontenti ma rimborsati - ha sottolineato a proposito Donato Poto del Providence di Los Angeles. Se il cliente aspetta più di 15 minuti il tavolo riservato, gli deve essere offerto un cocktail o una flûte di Champagne. è il minimo della cortesia. Questo va codificato. Non tutti i colleghi fanno così». Anche se non si può negare che ci sia cliente e cliente, il trattamento deve essere uguale per tutti. La polemica si inasprisce sugli orari. Alcuni ristoranti per avere più coperti impongono il doppio turno, ma la filosofia dello slow food ci insegna che mangiare deve essere un piacere e non un corsa contro il tempo. Delicato anche il capitolo 'vino”: va rifiutato se non è servito in buone condizioni.
In Italia, lo chef Giovanni Grasso e lo staff dello stellato 'Credenza” di San Maurizio Canadese (To) presentano i piatti in dettaglio e alla fine chiedono un giudizio. «Mi piace sperimentare e provocare la curiosità dei clienti - ha detto il cuoco - ma ancor più vederli uscire soddisfatti dal ristorante». Il Codacons italiano dice sì all'idea, tenendo conto, però, delle 'cattive abitudini” tutte nostrane. L'ideale sarebbe una carta redatta da associazioni di consumatori e ristoratori italiani, per garantire un servizio di qualità e il rispetto dei diritti: prezzi esposti e riportati sul menu, prezzi chiari, ricevuta da dare sempre, conto chiaro, bevande, etichette sui prodotti, alimenti surgelati o congelati (da specificare in menu), lista dei vini.