Le squisitezze di cibo e anima secondo l’arte di Aimo e Nadia
Il luogo di Aimo e Nadia è per la città di Milano, e per l'Italia, un luogo di eccellenza che offre all'ospite l'esperienza di un cibo elaborato con grande sapienza e un'accoglienza raffinata e affettuosa.Tutto questo è raccontato nel libro fresco di stampa, curato da Stefania Moroni (figlia dei due grandi chef) ed edito da O barra O edizioni, che ripropone in mod originale gli elementi fondanti della grande cucina italiana di questa coppia, di come si è formato il loro stile peculiare (basato sulla ricerca quasi maniacale di materie prime di assoluta qualità) e quali cambiamenti sono avvenuti con la nascita di una relazione tra gastronomia e arte di cui è testimone diretto il locale di via Montecuccoli a Milano.
Si snoda lungo un itinerario a più voci costruito intorno alle
conversazioni avvenute tra Aimo e Nadia Moroni, la figlia Stefania, l'amico Paolo Ferrari, artista e scienziato, e Marco Dotti, critico e giornalista. Aimo narra come è nata la sua passione, ne individua le radici, mette in luce la varietà di esperienze che accompagnano la sua professione, il processo da cui nasce l'ideazione dei piatti.
Via via, dal suo racconto e dai temi proposti dagli interlocutori emerge l'atto che determina la caratteristica della sua cucina. Si evidenzia anche l'importanza assunta negli ultimi anni dalla collaborazione con l'amico Paolo Ferrari, artista-scienziato, con il quale è stata avviata la trasformazione del ristorante, con i segni della vecchia trattoria, in 'luogo” aperto al confronto con la modernità e le continue novità che da questa emergono.
Nel Luogo in parte trasformato, ora l'ospite può vivere una particolare esperienza ricca di intense sinergie: alla bontà di un cibo genuino e raffinato si accoppiano le percezioni vivide e affettive che hanno origine dalle forme e dai colori delle opere-composizione poste sulla facciata e all'interno, ormai parti integranti della storia del locale.
Ci sono storie umane dietro questa vicenda legata all'alta gastronomia. Ci sono quelle dei collaboratori si cucina e di sala e quelle delle madri di Aimo e Nadia, che cercavano di creare qualcosa dalla povertà degli ingredienti, costituendo una genesi di tutta la gastronomia italiana: varia, essenziale e povera. Esperienze valorizzata da autentici maestri come Aimo e Nadia che, insieme a personaggi come Gualtiero Marchesi, hanno scritto - e continuano a farlo - la storia della cucina italiana.
a.l.
Si snoda lungo un itinerario a più voci costruito intorno alleconversazioni avvenute tra Aimo e Nadia Moroni, la figlia Stefania, l'amico Paolo Ferrari, artista e scienziato, e Marco Dotti, critico e giornalista. Aimo narra come è nata la sua passione, ne individua le radici, mette in luce la varietà di esperienze che accompagnano la sua professione, il processo da cui nasce l'ideazione dei piatti.
Via via, dal suo racconto e dai temi proposti dagli interlocutori emerge l'atto che determina la caratteristica della sua cucina. Si evidenzia anche l'importanza assunta negli ultimi anni dalla collaborazione con l'amico Paolo Ferrari, artista-scienziato, con il quale è stata avviata la trasformazione del ristorante, con i segni della vecchia trattoria, in 'luogo” aperto al confronto con la modernità e le continue novità che da questa emergono.
Nel Luogo in parte trasformato, ora l'ospite può vivere una particolare esperienza ricca di intense sinergie: alla bontà di un cibo genuino e raffinato si accoppiano le percezioni vivide e affettive che hanno origine dalle forme e dai colori delle opere-composizione poste sulla facciata e all'interno, ormai parti integranti della storia del locale.
Ci sono storie umane dietro questa vicenda legata all'alta gastronomia. Ci sono quelle dei collaboratori si cucina e di sala e quelle delle madri di Aimo e Nadia, che cercavano di creare qualcosa dalla povertà degli ingredienti, costituendo una genesi di tutta la gastronomia italiana: varia, essenziale e povera. Esperienze valorizzata da autentici maestri come Aimo e Nadia che, insieme a personaggi come Gualtiero Marchesi, hanno scritto - e continuano a farlo - la storia della cucina italiana.
a.l.

