L'ultimo numero de Il Cuoco, l'organo della Federazione italiana di categoria, con due articoli di Ferdinand Metz, presidente della World association of Chef's Societies (Wacs), e di Marisanta di Prampero de Carvalho, già assessore alla Cultura del comune di Udine, dedica un ricordo alle Lady Chef italiane che festeggiano gli oltre dieci anni dalla fondazione.
I nfatti il primo nucleo associativo è nato nel 1996 da parte delle donne friulane iscritte alla sezione provinciale di Udine. Oggi le Lady Chef si contano numerose e sono sparse lungo tutta la Penisola e all'estero. Alcune delle più famose scuole di cucina sono state iniziate, se non fondate, da donne. Tra queste ricordiamo 'Cordon Bleu” e 'The Culinary Institute of America”.
La rivista dei cuochi italiani ne ricorda ricette, fotografie, tradizioni e obiettivi citando, fra le altre, le iniziative benefiche delle Lady Chef di Novara e del Cusio Verbano Ossola con il loro motto 'Il bene non fa rumore, il rumore non fa bene”, e quelle della Fic di Vicenza creatrici della 'sauteuse”, denominata volgarmente 'la padella” dalla forma troncoconica con un raggio di raccordo sul fondo munito di quattro manici.
Fra le ricette presentate dalle Lady Chef spiccano quelle di Rosanna Bosi (ravioli al sugo di stufato), di Alba Rosa Zoffoli (sottofiletto al porto e pepe verde con ravanelli glassati al miele), di Manuela Somaschini (zuppa golosa al Montasio), di Clara Nicoloso (frico con patate) e di Manuela Antonini (torta di ricotta e amaretti).Anche se le donne non sono state le prime autrici dei libri di cucina, hanno saputo poi diventare scrittrici prolifiche una volta acquisite valide capacità.
Ricette che un tempo venivano tramandate verbalmente di generazione in generazione sono state raccolte per iscritto dalle donne per le donne. Molta acqua è passata sotto i ponti da quando la professione era regolata da corporazioni dalle quali le donne erano escluse fino a quando, per legge, non avessero potuto possedere delle proprietà o il controllo delle finanze e perciò non potessero esercitare o acquistare una posizione all'interno della corporazione. Anche se molte di esse, madri e nonne, erano state le prime maestre proprio di coloro che le avevano escluse.

Sergio Mei