«Le politiche agricole e ambientali nel nostro Paese non hanno colpito nel segno. I dati dimostrano che nel volgere di un decennio le superfici agricole sono diminuite del 20%: tre milioni di ettari non sono più coltivati. Numeri che non possono non impressionare o lasciare indifferenti».L'allarme è lanciato da Pantaleo Mercurio, presidente dell'Ordine nazionale dottori agronomi e dottori forestali. «Ormai si deve apertamente parlare di emergenza e un Paese come il nostro, senza agricoltura, è votato al disastro. Non è soltanto questione di patrimonio agroalimentare e di tradizioni culinarie, ma anche di biodiversità, di dissesto idrogeologico, di gestione del suolo, di regimazione delle acque. Se gli agricoltori fuggono dalle campagne chi penserà a presidiare il territorio, a gestirlo e tutelarlo?». Considerazione che condividiamo in pieno, anche perché vediamo che l'abbandono delle campagne coincide con l'aumento delle urbanizzazioni, degli abitanti, del traffico, del caos e dell'inquinamento atmosferico. In Lombardia respiriamo aria dannosa per gran parte dell'anno. L'allarme scatta regolarmente e la realtà è sotto gli occhi e nei polmoni di tutti. Intanto, però, ogni Giunta comunale vede nelle lottizzazioni l'impegno maggiore del proprio mandato e il patrimonio di verde continua a diminuire nelle città e anche nei paesi. E se invece delle chiusure al traffico chiudessimo qualche cantiere? Nessuno ha mai fatto il conto quanti stabili ci sono in Lombardia costruiti e non venduti e quanti edifici andrebbero ristrutturati prima di utilizzare altre aree verdi? Occorre mettere un freno, perché ci stiamo uccidendo con le nostre mani. Stress e inquinamento rovinano anche i piaceri della tavola.

Roberto Vitali