Alimentazione: pranzi e cene al ristorante raddoppiati in 25 anni e nella spesa meno alcol e carne
Stasera non si cucina: meglio il ristorante. Una scelta che va incidere sempre di più sulla spesa alimentare delle famiglie italiane: se nel 1983 il mangiare fuori casa assorbiva una quota pari al 16% del budget riservato ai cibi, nel 2007 pranzi e cene al bar e al ristorante coprono il 32% della spesa complessiva. In pratica, sono raddoppiati in 25 anni. Lo rivela uno studio di Federalimentare che mette a confronto le abitudini mangerecce dei nostri connazionali dai primi anni '80 a oggi. Nel 1983 - evidenzia la ricerca - l'84% della spesa alimentare era riservata ai consumi casalinghi e il 16% era appannaggio di quelli extradomestici, che già iniziavano a crescere rispetto agli anni '70.
Gli italiani infatti riscoprivano l'ottimismo, la voglia di viaggiare e il piacere di uscire a cena: cominciava a nascere un'eccellente ristorazione gourmet, guidata da grandi chef che salirono anche alla ribalta dei media. E oggi, nonostante la crisi economica, gli italiani non vogliono rinunciare a un'uscita serale di gusto: rispetto a 25 anni fa è appunto raddoppiata la percentuale di spesa destinata ai consumi extradomestici. Dai risultati dello studio emerge anche come cambiano la tipologia del cibo che portiamo in tavola, la quantità e la qualità delle calorie che ingeriamo e i luoghi dove facciamo la spesa. Sughi e piatti pronti, surgelati di carne e di pesce, sostituitivi del pane hanno mostrato negli ultimi cinque anni una crescita del 47%, superati solo da altri due panieri di prodotti.
Sono infatti il carrello etnico e quello salute a registrare le performance di vendite migliori: dal 2003 a oggi l'etnico è cresciuto addirittura del 60%, mentre il paniere salute (prodotti dietetici, integratori alimentari) è aumentato nello stesso periodo del 59%. Boom anche per il carrello di lusso, composto da prodotti come caviale e salmone, champagne e spumanti, caffè in cialde e aperitivi monodose: in un quinquennio le vendite sono cresciute di oltre il 40%. Se spostiamo la lente agli aspetti nutrizionali, ci accorgiamo che negli anni '80 la crescita quantitativa e qualitativa dei consumi alimentari ha spostato verso l'alto il conteggio delle calorie: dalle 2.546 giornaliere a persona dei primi anni '50 alle circa tremila del 1983. Mentre oggi, anche grazie a una più matura gestione della dieta, si è arrivati a un intake calorico giornaliero di circa 2.200 calorie.
Infine, lo studio rileva che nel 2007 la distribuzione moderna, come supermercati e ipermercati, prevale nettamente sul dettaglio tradizionale (70% contro 30%). Non era cosi 25 anni fa, quando i numerosi negozietti di quartiere coprivano il 90% del totale mentre la grande distribuzione organizzata si attestava ad appena il 10%.
Nel carrello degli italiani meno carne e alcol, più pasta e pane
Meno carne e bevande alcoliche, più pasta, pane e cereali rispetto all'inizio degli anni '80, quando a farla da padroni nel carrello delle famiglie italiane erano bistecche e petti di pollo, ma anche vino e birra. Questo il dato principale che emerge da uno studio realizzato da Federalimentare in occasione del suo 25esimo anniversario per fotografare l'evoluzione della spesa alimentare dei nostri connazionali dal 1983 a oggi. Cosa mangiavano gli italiani 25 anni fa? Nel loro frigorifero non mancava mai la carne: un simbolo gastronomico dell'epoca, la prima voce di spesa del paniere alimentare con un peso pari al 33% del totale. Al secondo posto risultavano frutta e verdura (18%), a seguire latte, formaggi e uova (13%). Pane, pasta e altri cereali coprivano il 10% della spesa. Indietro figuravano olii e grassi (5%), seguiti da zucchero, marmellata, sciroppi, cioccolata e pasticceria (4%). Poco lo spazio destinato al pesce (3% del paniere). Infine all'ultimo posto figuravano caffè, tè e cacao (2%).
E se nel paniere della spesa i generi alimentari inglobavano il 91% di questa fetta di consumi, le bevande si attestavano al 9%. Analizzando quest'ultima categoria si scope che la quota di spesa destinata alle bevande alcoliche (85%) era nettamente superiore a quella per bevande analcoliche (15%). Analizzando il paniere alimentare di oggi si scope che, rispetto al 1983, è cambiato proprio il modo di bere: scende notevolmente infatti il peso delle bevande alcoliche rispetto a quelle analcoliche. Lo dimostra il fatto che la spesa per acque minerali, bevande gassate e succhi (pari a 6 miliardi e 673 milioni di euro), è salita al 5,6% del totale, rispetto all'1,3% del 1983, superando quella per gli alcolici (6 miliardi e 10 milioni di euro), che è scesa al 5,1%, rispetto al 7,4% del 1983.
Nello stesso arco di tempo la carne, pur rimanendo la prima voce di spesa nel paniere, passa dal 33% del 1983 al 22% del 2007. Aumenta invece la spesa per pane, pasta e altri cereali, che sale dal 10% all'attuale 19%. Se frutta e verdura con il 16% segnano un calo rispetto al 1983, quando toccavano il 18% (-1,9 punti percentuali) non si può dire altrettanto del pesce, che raddoppia il suo peso nella spesa alimentare degli italiani passando dal 3% al 6% del totale. Rimane stabile al 13% la spesa per latte, formaggi e uova. Olii e grassi scendono dal 5% del 1983 al 4% del 2007, mentre zucchero, marmellata, sciroppi, cioccolata consolidano il proprio peso salendo dal 4% al 6%. Caffè, te e cacao scendono dal 2% all'1,4%.
La spesa moderna - fa notare Federalimentare - si orienta sempre di più verso la rapidità e la facilità del consumo: tra le 10 categorie di prodotti che si sono distinte nel 2008 per la crescita dei volumi di vendita troviamo i salumi affettati, in aumento del 18%, i piatti pronti (+16%), specialità a base di pane (+14%)
fonte Adnkronos Salute
Articolo correlato:
Sono ricchi e sfidano la crisi i carrelli "etnici, salutisti e pronti"

