Momento d’oro per i superalcolici
Gli italiani non sono grandi bevitori, eppure alcolici e superalcolici ricoprono un ruolo fondamentale nel mercato italiano delle bevande consumate nel canale Horeca. Lo dicono i dati presentati dal Consorzio distributori alimentari). Gli italiani consumano ogni anno fuori casa circa 19 miliardi di litri di bevande (circa 328 litri pro capite), di cui 'solo” l'1,2% (235 milioni di litri) di alcolici, eppure questa categoria merceologica, che comprende birra, vino e superalcolici, è di primaria importanza per l'intero mercato. Produce da sola ben il 63,8% del fatturato dei distributori di bevande: vale a dire oltre 2,7 miliardi di euro nel 2006 su un totale di circa 4,3 miliardi (realizzato per oltre il 75% nel canale Horeca). Un dato che non stupisce se si considera che il valore di mercato di questi prodotti è nettamente superiore rispetto a quello di acqua minerale e soft drink.
Birra, vino e superalcolici incidono per oltre il 60% sul consumo totale di bevande nei pubblici esercizi italiani, mediamente così ripartito: 24,9% alcolici, 23,7% (in costante crescita) birra e 13,5% vino. Gli analcolici rappresentano invece il 21,3% (in calo) dei consumi, mentre l'acqua minerale si attesta attorno al 16% in leggera salita. Se è vero poi che da un lato birra e vino ricoprono un ruolo fondamentale, dall'altro il resto del mercato si presenta frammentato fra le varie categorie di superalcolici, oltre che tra un numero elevatissimo di marchi e referenze. Solo all'interno di Cda, il comparto dei superalcolici risulta infatti così ripartito: il 26,31% è rappresentato dagli aperitivi (con 29 referenze differenti), vengono poi gli amari con il 12,95% (e 89 referenze), i liquori dolci con l'11,22% (e ben 796 marchi diversi), la vodka con il 9,33% (per 208 referenze), il rhum con il 9,02% (397 referenze), il vermouth con il 7,01% (34 referenze), le grappe con il 5,38% (e ben 805 referenze) e quindi, a seguire gin (4,21% per 65 referenze), whisky (4,15% per 225 marchi), sambuca (3,88% per 34 referenze), brandy e cognac (3,24% per 125 referenze), limoncello (2,68% con 77 referenze), tequila (0,50%) e alcol (0,10%).
Emerge inoltre come il grossista di bevande ricopra un ruolo fondamentale nell'approvvigionamento dei pubblici esercizi: oltre l'80,2% dei rifornimenti di superalcolici avviene proprio tramite i distributori, la cui importanza risulta essere sempre più strategica. In termini economici invece va detto che il mercato dei superalcolici si presenta frammentato e quindi difficile da gestire: da un lato abbiamo infatti un numero elevatissimo di referenze a bassissima rotazione, dall'altro poche marche forti che presidiano il campo.
L'obiettivo futuro è quello di portare l'incidenza del comparto liquori dall'attuale 9,2% al 13% sviluppando un fatturato che passa da 42 milioni di euro del 2006 a 60 milioni nel 2009 e per farlo ci stiamo attivando per condividere attività e progetti tra la nostra forza vendita e produttori, lanciare il progetto Trade Marketing Cda, effettuare momenti formativi cda/industria, sviluppare le attività sul punto vendita attraverso iniziative di formazione come il 'Bere miscelato tour”, favorire le attività promozionali di sell-out e sviluppare iniziative istituzionali sul consumo responsabile di alcolici.Ma la vera novità del Consorzio sarà la creazione di una Piattaforma distributiva per il comparto liquori.

