L'ultima nata (la pentola in oro zecchino 24 carati) rappresenta idealmente il top di una produzione che nell'alluminio copre il 75% del mercato professionale. Ma se i tegami d'oro in pochi anni si sono imposti come un ambito status simbol per i più importanti cuochi (che ne hanno saputo cogliere le opportunità tecnologiche, prima ancora che il valore di immagine), è sull'alluminio che la famiglia Agnelli ha costruito una leadership che in cucina è ancora più forte di quella dell'omonima famiglia torinese sulle strade.  Un successo che oggi compie cento anni visto che era il 1907 quando Baldassare Agnelli apriva a Bergamo la prima fabbrica per la produzione di attrezzi in alluminio, alcuni dei quali (insieme alle macchine per la lavorazione) sono oggi visibili nel museo aziendale allestito con grande cura nella sede di Lallio (Bg). Forti di un campionario di oltre 2mila articoli, che oggi copre tutte le necessità della moderna ristorazione, e di una scuola di aggiornamento sulle tecniche di cottura fra le più frequentate dai cuochi (la Saps), i fratelli Baldassarre e Paolo Agnelli possono giustamente ritenersi a pieno titolo fra i partner più qualificati degli operatori dell'Horeca. Un rapporto, quello fra gli Agnelli e gli chef, che non è fatto solo di forniture, ma si basa su una collaborazione costante per risolverne le esigenze e anticipare le tendenze della cucina. Come dire che al di là delle qualità dei vari Marchesi, Pierangelini, Santini o Vissani, se la ristorazione italiana si è imposta nel mondo è anche merito dell'attenzione con cui gli Agnelli (giunti alla quarta generazione) hanno continuamente innovato quello che potrebbe sembrare un prodotto obsoleto.
Un'attenzione all'innovazione che contraddistingue un po' tutte le attività del gruppo. Oltre che per la Pentole Agnelli (oggi presieduta da Baldassare), l'alluminio ha segnato anche il successo di una diversificazione aziendale che ha portato alla nascita della Alexia di Gordona (So), la società guidata da Paolo, che dieci anni fa aveva inaugurato il più moderno stabilimento in Europa per l'estrusione dell'alluminio. Questa costante ricerca applicata per nuovi modelli e materiali si fonde con una produzione di tipo tradizionale. «Per la regionalità di menu e strumenti di cottura – spiega in proposito il presidente Baldassare Agnelli - la produzione è di tipo artigianale e non abbiamo mai voluto riconvertirla a livello industriale per non stravolgere la nostra filosofia. Produciamo ancora pezzi con l'operatore che con la sua manualità 'crea” lo strumento, fatto e collaudato pezzo per pezzo. Certo oggi in azienda si vedono robot, qualche tecnologia in più, ma alla fine c'è sempre l'operatore che mette in gioco la propria bravura. La finitura del prodotto è sempre fatta artigianalmente».
 E poi ci sono leghe e know how… «Per noi una pentola finita vuol dire qualità, mantenimento di spessori, misure e forme senza guardare ai cosiddetti 'grandi numeri”. Prendiamo l'antiaderente: noi abbiamo spessori che partono da 3 mm, mentre gli articoli non professionali viaggiano sugli 0,8/1 mm... una differenza enorme! Proprio per sfidare il mercato che non amava più l'alluminio, negli anni ‘90 avevamo proposto un kit di pentolame professionale rivolto alla casa con testimone Gualtiero Marchesi, il quale ci ha aperto la strada nel settore dei gourmand...».
Diversamente da molti concorrenti che producono nei Paesi in via di viluppo, dove la manodopera costa poco, ma è poca anche la professionalità, gli Agnelli continuano fra l'altro a produrre solo in Italia.<La continuità nella produzione è fondamentale - prosegue Baldassarre - perchè il cuoco è abituato a lavorare con un tipo di padella, la sua mano è legata alla forma e al peso del vecchio strumento e ha bisogno di ritrovare le stesse caratteristiche e funzionalità nel nuovo articolo. Con queste caratteristiche il "Made in Italy" anche in cucina non è solo uno slogan, ma è un elemento caratteristico e distintivo>.
Alberto Lupini