Le origini del 'coperto” risalgono agli inizi del ‘900 quando la gente andava nelle osterie con il 'cartoccio”, ovvero portando cibi preparati in casa e consumando solo vino. L'usanza fu diffusa e tollerata fi no a che per motivi di igiene e ordine sui tavoli vennero messi grandi fogli di carta a cui si aggiunse il pane. Oggi, per coperto si intende il corrispettivo per l'uso di tovaglie, tovaglioli, piatti e posate e la successiva pulizia, ma spesso la voce è anche associata al pane.
 Tra i ristoratori c'è sempre stata qualche perplessità ad abolire questa voce dal listino, incorporandola o ripartendola fra i prezzi dei piatti con un piccolo aumento. Va sottolineato che l'addebito sul conto si assegna sia ai clienti che consumano pane sia a quelli che non lo consumano. Ed è per questo che fa tanto discutere l'approvazione da parte della Regione Lazio di una legge per abolire la voce 'pane e coperto” dai listini prezzi dei ristoranti (con una particolare programmazione per il rilascio delle autorizzazione nella città di Roma, dove le applicazioni risultano più complesse). Per il consumatore poco cambierà da un punto di vista pratico, perché la voce sarà quasi certamente trasferita sui prezzi dei piatti, ma almeno cesseranno le dispute con i turisti stranieri a cui questo 'accordo” è sconosciuto perché non praticato nei loro Paesi. Ma la novità che andrà a disciplinare lo svolgimento delle attività di somministrazione di alimenti e bevande approvata dal consiglio regionale del Lazio è intesa come un risultato di «più scelta e trasparenza per i consumatori, procedure più snelle e maggiori opportunità di investimenti per gli imprenditori». Queste le parole del presidente Piero Marrazzo, secondo cui «la nuova disciplina per le attività di somministrazione di alimenti e bevande, approvata dal consiglio regionale, prosegue in quel lavoro di semplifi cazione amministrativa di cui questa regione ha fatto obiettivo prioritario». La legge prevede, inoltre, l'eliminazione del Registro degli esercizi commerciali e l'unifi cazione delle licenze che passano da 4 a1. Per saperne di più abbiamo chiesto delucidazioni al responsabile Area Commercio della Regione Lazio, Daniela Cesarini Sforza. «Il divieto di applicare costi aggiuntivi per il coperto deriva da molteplici considerazioni. Innanzitutto dall'esigenza di allinearsi con quanto già si verifi ca nelle maggiori capitali europee, poi dalla avvertita necessità di tutela dei consumatori, che prevede un particolare riguardo alla trasparenza delle informazioni sui prezzi e sulle condizioni del servizio, e inoltre implica la problematica della pubblicità dei prezzi. I prezzi devono essere, infatti, resi noti al pubblico in modo da renderli chiaramente e facilmente comprensibili. In considerazione di tutte queste esigenze richiamate si è deciso di procedere all'applicazione del divieto di costi aggiuntivi per il coperto negli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande».


E intanto nel RESTO D'ITALIA
Non sembra che il tema sia tanto discusso e tanto meno regolamentato, né tra i ristoratori né tra gli organi competenti o i consumatori. A sentire gli organismi Fipe regionali sembra che non ci sia notizia di alcun provvedimento relativo all'abolizione di pane e coperto nei pubblici esercizi. Non se ne parla in Emilia Romagna e in Calabria. Leggermente diversa la posizione nella Regione Veneto, dove in occasione di convegni e fiere del settore è stata più volte proposta a consumatori e ristoratori l'opzione di abolire pane e coperto, ma senza raccogliere consensi o esiti precisi.
La situazione in Liguria, invece, ci è stata descritta dal presidente provinciale Fipe Savona e vicario Fipe Liguria, Pasquale Balzola. «Qui in Liguria si usa ancora il coperto e la posizione dell'associazione è molto chiara in merito a tale questione. Se si fornisce un servizio che comprende tovaglie di lino, tovaglioli, posate e almeno due tipi di pane, allora ci sembra giusto che il ristoratore lo metta a listino.
In caso contrario, come spesso accade soprattutto nelle pizzerie dove è uso proporre tovegliette di carta e un servizio spartano, no. Per quanto riguarda la nuova legge in Lazio non ci si troverebbe discordi se ci fosse trasparenza. Se la scelta fosse unanime e finalizzata alla promozione del territorio e del cliente, potrebbe essere accettabile. Ma occorre fare attenzione alla successiva gestione dei prezzi dei singoli piatti per evitare che aumentino a discapito della serietà».
La reazione più discordante a tale questione si è registrata in Puglia, dove il segretario regionale Giuseppe Chiarelli ha puntualizzato con precisione la posizione regionale in merito, non nascondendo le perplessità. «Si tratta di un'indebita ingerenza alla libertà di impresa. Dovrebbe essere una libera scelta aziendale o del ristoratore abolire pane e coperto dal listino, ma nessun legislatore dovrebbe imporre tale voce. Non ci può essere un'autorità terza che decida su tali aspetti».
Interessante è, invece, il caso della Lombardia dove già due anni fa Alfredo Zini, presidente dei ristoratori di Milano e provincia, vice presidente vicario Epam, aveva lanciato la proposta e circa 100 ristoranti avevano aderito di buon grado, optando per l'abolizione del servizio a listino. In quel caso poi le istituzioni non avevano raccolto la provocazione, che oltre a incentivare il turismo e la promozione del territorio sarebbe divenuta una scelta di esercizio libera ma regolamentata. Buona risposta da parte degli operatori, senza alcun aumento dei prezzi nel menu e con la massima trasparenza nei confronti del cliente, ma nessun supporto istituzionale.
Questa operazione, a cui oggi molti ristoranti prestano fede, è servita ai consumatori per prendere coscienza perché - come afferma il presidente Zini - «devono lamentarsi se sono "obbligati» a pagare il coperto anche quando in realtà non è presente.
Quando invece di tovaglie, pane e servizio, per esempio, sono proposte tovagliette (quelle tipiche sponsorizzate) il consumatore deve imparare a lamentare le sue ragioni. La libertà di scelta del ristoratore di accettare o meno la voce equivale alla possibilità del cliente di far valere il suo diritto».

Greta Nicoletti