Anna Arrigoni - Ristorante Al Tronco di Milano. «Al mio ristorante non ho mai inserito il  'pane e coperto” nel listino, malgrado sia comunque svolto un servizio in più. Per questo motivo  sono stata molto criticata dagli altri colleghi ristoratori che inseriscono il servizio nel listino  o addirittura, pur facendolo pagare, non lo rispettano. Non intendo cambiare approccio, anche  perché alla fi ne il cliente è soddisfatto. Anche se non sempre questo aspetto viene notato, spesso capita che il cliente si  sbilanci un po' di più, ordinando un altro piatto o un dolce. Insomma, ponderando i prezzi e il servizio alla fi ne ciò che  conta è il riscontro sulla clientela». 

Franca Riga - Taverna dei Viandanti di Camparada (Mi). «Da quando ho in gestione  il ristorante, quindi da più di 1 anno, non ho mai fatto pagare il pane e coperto. I clienti se ne  accorgono e sono più che contenti perché pensano che la cifra vada compresa nel prezzo  dei piatti offerti. Per essere chiari, io non aumento i prezzi di un primo o un secondo per far  rientrare queste spese, semplicemente credo che non sia necessario e che i prezzi di pane  e coperto presenti in alcuni locali e soprattutto ristoranti-pizzerie siano davvero esagerati.  Dopo 20 anni nella ristorazione credo che la soluzione proposta dalla Regione Lazio sia  ottima e che dovrebbe essere applicata a livello nazionale». 

Carolina Possenti - Trattoria dei Possenti di Casirate d'Adda (Bg). «Noi ci siamo  adeguati alla tendenza della zona (dai 2 ai 3,50 euro di coperto) avendo in listino la voce,  anche se abbiamo alcune perplessità. Infatti nel menu fi sso di mezzogiorno non lo facciamo  pagare perché, pur fornendo un servizio accurato con tovaglie, posate e doppi bicchieri, non  lo riteniamo opportuno. Un buon servizio costa, ma il recupero avviene comunque senza  esagerare. La cosa che non trovo giusta è sulla differenza con le pizzerie che spesso per una  tovaglietta di carta propongono un prezzo di coperto eccessivo. Se dovesse essere approvata  anche in Lombardia una legge come in Lazio sarei favorevole, a patto che ci sia un accordo comune tra i ristoratori».