Fa discutere la proposta, avanzata da due chef, Heinz Beck (3 stelle Michelin) de 'La Pergola” dell'Hilton di Roma e Filippo La Mantia del ristorante 'Trattoria” di Roma, di consegnare le ricette, come fossero testi teatrali o canzonette, alla Società degli autori per registrarle, metterle in cassaforte e far pagare i diritti d'autore a chi le usa. Sembra che il presidente della Siae si sia dichiarato favorevole. L'arte culinaria - avrebbe detto - è molto diffusa ed è un aspetto fondamentale della vita. Si può parlare di un diritto morale secondo la legge vigente. In questo senso, un cuoco che inventa una ricetta nuova ha diritto che gli venga riconosciuta la paternità dell'opera. Naturalmente c'è chi non è d'accordo con la strada del copyright in cucina. Se uno non vuole essere copiato non pubblica un libro sulle sue ricette, dicono alcuni. Altri sostengono che ci vuol poco a copiare personalmente un piatto: basta cambiare un paio di ingredienti. Il problema non è essere copiato, perché se sei copiato vuol dire che sei nella direzione giusta. Il problema semmai è il riconoscimento. «Non so se il diritto d'autore sulle ricette funzionerà» ha detto Marco Bistarelli, chef de 'Il Portale” di Città di Castello e neo presidente dei Jeunes Restaurateurs d'Europe, associazione che in Italia riunisce una sessantina di giovani e affermati cuochi. «Ci provammo come associazione con una sorta di marchio registrato, ma scoprimmo che non era il caso: non credo possa funzionare con gli chef perché tra noi ci sono troppi scambi».
Sergio Mei