Mineracqua (la federazione della Confindustria che raggruppa gli imbottigliatori) non ha dubbi: dal 19 luglio 2005 in bar e ristoranti l'acqua dovrebbe essere servita solo 'esclusivamente” in bottiglie chiuse e sigillate. Gli industriali non lo dicono apertamente, ma per loro sembrerebbe vietato somministrare acqua sfusa in bicchieri o caraffe nei pubblici esercizi. A questa interpretazione del decreto del 24 marzo 2005 del ministero delle Attività produttive si oppone però, giustamente, la Fipe che ricorda come la nuova norma si limita a consentire la somministrazione di acqua minerale imbottigliata in contenitori più piccoli di quelli attualmente in commercio. E' il caso dei formati monodose che fino ad oggi sarebbero stati illegali, anche se serviti abitualmente nei bar. L'interpretazione della Confindustria si inserisce in un braccio di ferro da tempo in atto per tentare di fermare il consumo di acqua non in bottiglia negli esercizi pubblici. Una battaglia per molti versi persa in partenza, anche se agli operatori del settore servirebbe un po' più di informazione da parte delle istituzioni. Molti organi di stampa hanno fatto ad esempio un po' di terrorismo cercando di mettere all'indice i distributori di acqua potabile alla spina, utilizzando inesistenti ragioni di igiene e salute pubblica.
L'unica cosa certa, al momento, è che se in un esercizio pubblico si serve dell'acqua in bottiglia, questa va portata al cliente rigorosamente col tappo. Inoltre, oltre ai formati da 2 litri, 1 litro e mezzo e 1 litro ora sono ammessi anche quelli da 50 ml, 330 ml, 250 ml e 125 ml. In sé il decreto sembra cambiare poco, ma a ben guardare questa norma potrebbe portare ad una rivoluzione nei consumi. Il fatto che l'acqua minerale in bottiglia debba sempre essere servita chiusa comporterà inevitabilmente un aumento dei prezzi al consumo. Pensiamo al bancone di un bar dove una monodose costerà mediamente 1 euro, visto che fra costo alla produzione e trasporti queste confezioni arrivano a non meno di 30-35 centesimi. A questo punto la scelta di molti esercenti potrebbe essere quella di servire acqua potabile del rubinetto o, meglio, trattata coi dispenser. In quest'ultimo caso sapendo che se ne assumono direttamente la responsabilità come se servissero un tramezzino. Analogamente si può dire dei ristoranti, dove l'alternativa, auspicabile, è quella della lista delle acque minerali disponibili con indicati i prezzi, così da confrontarli con quelli dell'acqua da dispenser, sempre che non venga servita (meglio) gratuitamente.