Ma cosa c'entra la ristorazione con culturao con la S.Pellegrino ?
Ma cosa c’entra la ristorazione con la cultura? Forse la ristorazione non ha già abbastanza dignità, storia e proprio cultura per marciare su una strada propria? Sicuramente è nata prima la cucina della cultura. E poi S.Pellegrino ha scelto solo 6 italiani? E allora? Ma chi è la S.Pellegrino?
Caro Alberto, sei persona intelligente e simpatica e quindi posso scriverti, finalmente in totale disaccordo. Ho ricevuto un minuto fa la tua bella newsletter. Sono stanco morto, infreddolito e malaticcio ma prendo la mano e ti scrivo. Quindi un motivo in più di tua comprensione.
Avevo già questo dubbio sulla ristorazione considerata bene culturale, sul cuoco insignito dal ministro etc etc.
Ma cosa c'entra la ristorazione con la cultura? Forse la ristorazione non ha già abbastanza dignità, storia e proprio cultura per marciare su una strada propria ? Sicuramente è nata prima la cucina della cultura. E la cultura e l'arte non dovrebbero preoccuparsi di tutelarsi, difendersi, promuoversi, farsi conoscere per come sono, senza confusione. Da cent'anni sul palazzo di una pasticceria di Lugano campeggia il motto Ofelée fa ol to mestee (Pasticciere fa il tuo mestiere).
Nella nostra bella Italia, invece il cuoco scrive, il giornalista cucina e via dicendo. Poi qualcosa si ferma.
La ristorazione non è un bene culturale, è limitativo e offensivo, la ristorazione è un bene. Punto.
Si sono tanto cambiate le carte in tavola che non si ha più il coraggio di parlare di cucina e vino ma abbiamo inventato una parola enogastronomia intraducibile, oscura e cacofonica. Tra feste, sagre, incontri, trasmissioni e, oddio, eventi, non se ne può più.
Qualità della vita? Qualche giorno fa mi è capitato di segnalare a un produttore di alimenti freschi che formaggio, salumi e ortaggi e frutta è meglio mangiarseli subito e non metterli in frigo, meglio conservare nell'acqua fuori dal frigo il burro: mi ha dato del pazzo. Per fortuna frequento ancora cuochi che finiscono alla sera quello che comprano al mattino e nella regolamentare ghiacciaia tengono l'acqua minerale.
*
Ecco l'acqua minerale.
San Pellegrino ha scelto solo 6 italiani?
E allora?
Ma chi è la San Pellegrino?
Forse Nestlè o comunque una multinazionale?
Intanto capisco perché non abbiano fatto la festa in Italia (capitale della cultura) ma a Londra, capitale degli affari. Solo un affare giustamente, cosa c'entra con le classifiche dei cuochi?
Sarà che gli italiani nell'acqua minerale ci strafogano, ci cucinano, si lavano, chissà perché ne consumano più di tutti, così gli italiani non sono più un mercato da conquistare. E neppure i ristoratori.
Io sto dalla parte del mio sindaco, Letizia Moratti, che a settembre 2008 nel catalogo del festival del cinema, dichiarava: alla festa non si beve acqua minerale ma potabile dell'acquedotto. Che è controllata tutti i giorni, che in genere al 90% è più buona di quella imbottigliata; tanti osti la servono in caraffe, bottiglie, damine, bocce in un gioco personalizzato e conveniente. L'acqua del rubinetto si può anche depurare, gassare, guarnire, schiarire, se proprio si pensa che costi poco ci si può spendere un … pozzo.
Certo, non sono cretino, tutte queste campagne sull'acqua del rubinetto ci preparano a consumare un'acqua che costerà dì più dopo la liberalizzazione. Ma se devo pagare, almeno non finanzio le classifiche San Pellegrino.
Dài Alberto, come se dice a Roma: non volermene che te offro l'aperitivo der nasone.
Avevo già questo dubbio sulla ristorazione considerata bene culturale, sul cuoco insignito dal ministro etc etc.
Ma cosa c'entra la ristorazione con la cultura? Forse la ristorazione non ha già abbastanza dignità, storia e proprio cultura per marciare su una strada propria ? Sicuramente è nata prima la cucina della cultura. E la cultura e l'arte non dovrebbero preoccuparsi di tutelarsi, difendersi, promuoversi, farsi conoscere per come sono, senza confusione. Da cent'anni sul palazzo di una pasticceria di Lugano campeggia il motto Ofelée fa ol to mestee (Pasticciere fa il tuo mestiere).
Nella nostra bella Italia, invece il cuoco scrive, il giornalista cucina e via dicendo. Poi qualcosa si ferma.
La ristorazione non è un bene culturale, è limitativo e offensivo, la ristorazione è un bene. Punto.
Si sono tanto cambiate le carte in tavola che non si ha più il coraggio di parlare di cucina e vino ma abbiamo inventato una parola enogastronomia intraducibile, oscura e cacofonica. Tra feste, sagre, incontri, trasmissioni e, oddio, eventi, non se ne può più.
Qualità della vita? Qualche giorno fa mi è capitato di segnalare a un produttore di alimenti freschi che formaggio, salumi e ortaggi e frutta è meglio mangiarseli subito e non metterli in frigo, meglio conservare nell'acqua fuori dal frigo il burro: mi ha dato del pazzo. Per fortuna frequento ancora cuochi che finiscono alla sera quello che comprano al mattino e nella regolamentare ghiacciaia tengono l'acqua minerale.
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Ecco l'acqua minerale.
San Pellegrino ha scelto solo 6 italiani?
E allora?
Ma chi è la San Pellegrino?
Forse Nestlè o comunque una multinazionale?
Intanto capisco perché non abbiano fatto la festa in Italia (capitale della cultura) ma a Londra, capitale degli affari. Solo un affare giustamente, cosa c'entra con le classifiche dei cuochi?
Sarà che gli italiani nell'acqua minerale ci strafogano, ci cucinano, si lavano, chissà perché ne consumano più di tutti, così gli italiani non sono più un mercato da conquistare. E neppure i ristoratori.
Io sto dalla parte del mio sindaco, Letizia Moratti, che a settembre 2008 nel catalogo del festival del cinema, dichiarava: alla festa non si beve acqua minerale ma potabile dell'acquedotto. Che è controllata tutti i giorni, che in genere al 90% è più buona di quella imbottigliata; tanti osti la servono in caraffe, bottiglie, damine, bocce in un gioco personalizzato e conveniente. L'acqua del rubinetto si può anche depurare, gassare, guarnire, schiarire, se proprio si pensa che costi poco ci si può spendere un … pozzo.
Certo, non sono cretino, tutte queste campagne sull'acqua del rubinetto ci preparano a consumare un'acqua che costerà dì più dopo la liberalizzazione. Ma se devo pagare, almeno non finanzio le classifiche San Pellegrino.
Dài Alberto, come se dice a Roma: non volermene che te offro l'aperitivo der nasone.

