LAVORATORI IMMIGRATI:RISORSA PER LO SVILUPPO
L'immigrazione è un problema delicato che crea divisioni. Da molti è percepita come una minaccia all'identità nazionale, mentre altri la considerano un'opportunità di confronto culturale. In un'ottica puramente economica di breve periodo, si può sostenere che l'Europa ha bisogno di immigrati semplicemente per coprire la mancanza di manodopera. Alcuni settori come l'agricoltura, l'edilizia, l'industria alberghiera e la ristorazione, vanno avanti grazie soprattutto a lavoratori immigrati. Sono state fissate le quote di ingresso nel nostro Paese per motivi di lavoro per il 2005, come previsto dalla legge Bossi-Fini che ha dato così il via libera all'ingresso di 159.000 lavoratori (attualmente sono circa 580.000 gli immigrati presenti in Lombardia), metà neocomunitari e metà extracomunitari, dei quali 24.800 stagionali residenti fuori dall'Unione, ripartiti per regione (900 per la Lombardia). Nel 2004 sono state accordate, attraverso tre distinti provvedimenti, complessivamente 115.500 autorizzazioni di ingresso in Italia a lavoratori immigrati (+45% rispetto al 2003). In Italia ci sono 74.000 ristoranti e 130.000 bar. Nelle grandi imprese della ristorazione l'occupazione continua a crescere e nel 2004 l'incremento ha sfiorato il 6%. Secondo una elaborazione effettuata dal centro studi di Fipe-Confcommercio il sistema dei pubblici esercizi nel 2004 aveva bisogno di circa 12 mila lavoratori immigrati, mentre il vincolo delle quote ha permesso di assumerne solo 3 mila. Nel 2005, sempre secondo Fipe, il fabbisogno di personale extracomunitario per i pubblici esercizi dovrebbe salire a 15 mila unità, soprattutto in vista della ripresa nel settore del turismo, ed è quindi chiara la soddisfazione espressa dalla Federazione per le cifre fissate dal Governo per i nuovi ingressi. «L'innalzamento delle quote degli immigrati, in considerazione delle necessità dei pubblici esercizi, significa facilitare la regolarizzazione del sistema del lavoro» ha dichiarato Edi Sommariva, direttore generale Fipe-Confcommercio. Per Ivar Foglieni, presidente della Federazione dei cuochi lombardi, si tratta di un dato significativo per lo sviluppo del settore. «La nostra apertura - ha dichiarato ancora Foglieni - è soprattutto verso i paesi emergenti dell'Europa, culturalmente più compatibili con la nostra tradizione enogastronomica e in questa direzione stiamo lavorando per definire nuovi progetti di formazione, in collaborazione con il Consorzio Valle Brembana.com, l'Unione dei cuochi lombardi e il Centro di formazione professionale di via Gleno a Bergamo». Secondo Vittorio Fusari, chef del ristorante 'Il Volto” di Iseo (Bs) e vicepresidente dell'Associazione per la difesa della ristorazione di qualità (Udirtà) «Accogliere questi lavoratori significa anche responsabilmente assumersi l'onere della loro formazione. L'immigrazione non è solo una questione economica, ma anche di civiltà. Considero il confronto con culture diverse uno stimolo alla crescita. Da sempre del resto, gli sciocchi non hanno nazionalità».
Giuseppe Mariggiò

