John Davidson Rockefeller (1879-1937), l'uomo più ricco del suo tempo, frequentava il bar del Knickerbocker Hotel di New York. Qui lavorava mister Martini, un giovane emigrato italiano nativo di Arma di Taggia (Im). Egli decise di modificare il precedente 'Gin and french”, miscela di gin e vermouth dry in parti uguali, aggiungendo alcune gocce di Orange bitter. Completò il drink decorandolo con un'oliva e aromatizzandolo con una spruzzatina di scorza di limone. Lo fece quindi gustare al vecchio signore. Da allora la buona società americana cominciò a bere con entusiasmo il 'Gin al Martini”. Se su un cocktail si potessero applicare i diritti d'autore, la famiglia Martini sarebbe oggi una ricca multinazionale. Quando si ordina un Martini bisogna precisare se si sceglie un dry (cristallino, con un bouquet ricco di erbe, spezie, fiori e agrumi) o un perfect (di colore ambra chiaro con intensi riflessi verdi e un profumo che porta con sé le complessità dei vermouth bianco e rosso e l'aroma del gin), o uno sweet (leggermente morbido tanto da apparire dolce) o una vodka unita al vermouth dry.
Marino Fioramonti