Ritirato, dopo polemiche e perplessità, il divieto che avrebbe dovuto diventare operativo entro marzo 2002. Il decreto elaborato dal ministero della Sanità che vietava la vendita di singoli bicchieri d'acqua all'interno dei pubblici esercizi, dovuto 'sia a motivi di salute, sia per evitare rischi di contaminazione con la conseguente perdita delle caratteristiche intrinseche delle acque”, è stato ritirato, complici le feroci critiche e le complesse problematiche che aveva sollevato. A lamentarsi sono stati sia i consumatori, per i quali un bicchiere d'acqua sarebbe venuto a costare oro, gli esercenti - che avrebbero dovuto dotarsi di centinaia di bottigliette monodose 'il cui costo superiore – ha dichiarato Pasquale Caprarella, vicepresidente nazionale della Fiepet (federazione dei pubblici esercizi della confesercenti) – va a sommarsi a delle concrete difficoltà in termini d'immagazzinamento e movimentazione” – e gli ambientalisti. La sostituzione del singolo bicchiere d'acqua, con bottigliette monodose, infatti, poneva in primo piano il problema dello smaltimento e dell'eventuale riciclaggio. Problema questo, sottolineato anche da Paolo Saturnini, presidente dell'associazione Città del vino, che, provocatoriamente, chiedeva se 'il veto di vendere singoli bicchieri d'acqua si sarebbe anche esteso al vino, alla birra e al liquore”.
A qualche settimana dalla decisione, dunque, il ministro Girolamo Sirchia torna sui suoi passi, dichiarando il ritiro della disposizione di legge 'in considerazione dei problemi applicativi rilevati dalle associazioni di categoria, come la difficoltà di reperire, in breve tempo, contenitori idonei, il rischio d'aggravamento del carico ambientale, conseguente all'aumento dei recipienti da smaltire, e il sensibile incremento dei prezzi”.