«Esprimiamo il nostro più vivo cordoglio alla famiglia del cuoco scomparso, ennesima vita tragicamente interrotta per le conseguenze di questa maledetta pandemia». È questo il messaggio di profonda vicinanza che la Federcuochi tutta desidera inviare alla famiglia del 33enne Stefano La Selva, cuoco in un ristorante mobegliese, che si è tolto la vita sui binari della stazione ferroviaria di Moneglia, a Imola che lavorava all'albergo Le Palme. Mancanza di lavoro per via della pandemia e difficoltà finanziarie sono state indicate subito come le cause della disgrazia, ma la dirigenza della polizia ferroviaria ha rettifica quanto divulgato dalle agenzie stampa precisando che il suicidio del ragazzo di questa mattina non è collegato ai problemi della ristorazione. Secondo le prime ricostruzioni un cognato ristoratore dell’uomo sarebbe all’origine dell’equivoco.

Mentre la Polfer sta definendo, attraverso testimonianze e videoregistrazioni l’esatta dinamica del mortale investimento da parte dell’Intercity Milano – Livorno in transito, nella cittadina cresce l’apprensione per le difficoltà di centinaia di dipendenti di alberghi e ristoranti chiusi da mesi.

«La mancanza di lavoro, l'impossibilità di pagare l'affitto, le bollette, persino il cibo per sfamare i propri familiari, sta distruggendo l'equilibrio psichico di tanti nostri colleghi, portandoli a gesti disperati come quello di Imola. Il nostro comparto è al fallimento, il Governo non ha ancora messo in atto misure tali da evitare questi gesti estremi, ormai sempre più frequenti. Non solo aiuti economici, ormai drammaticamente urgenti, ma anche punti di ascolto a supporto dei più fragili, che possano interagire tempestivamente con gli organismi di sostegno sociale ed economico per aiutare chi non ce la fa più ad affrontare questo periodo buio. La pandemia non è ancora scongiurata - ha commentato Federcuochi - servono proposte concrete per uscire dal tunnel che ci ha inghiottito da oltre un anno».