Balneari, solo il 33% delle coste in concessione. Pericolo gare scampato?
Il 33% circa delle aree demaniali delle coste è in concessione. Con questo dato si è concluso il lavoro del tavolo tecnico istituito a maggio presso la Presidenza del Consiglio [...]
Il 33% circa delle aree demaniali delle coste italiane è in concessione. Il 67% delle coste italiane è dunque libero. Con questo dato si è concluso il lavoro del tavolo tecnico istituito a maggio presso la Presidenza del Consiglio per definire i criteri per determinare la sussistenza o meno della scarsità della risorsa naturale disponibile. Dunque si può dire che il dato è per le associazioni balneari la conferma che la risorsa naturale disponibile non è scarsa, e quindi non si applica a questo settore la direttiva Bolkestein. Regole Ue che costringono a nuove gare, dal 2024 secondo le ultime decisioni del Consiglio di Stato, o dopo il 2024 secondo il rinvio previsto dal decreto Milleproroghe. L’orizzonte non è del tutto chiaro neanche a chi lavora nel settore. Intanto, da quanto fanno filtrare fonti di centrodestra, quella percentuale è il punto di partenza per avviare l’interlocuzione con la Commissione Ue. Le associazioni dei balneari chiedono di far proseguire il tavolo per mappare anche le coste di laghi e fiumi.
«Nella riunione abbiamo condiviso la Relazione conclusiva che conferma quanto da noi, sempre, affermato sulla non "scarsità della risorsa" e, quindi, sulla disponibilità del demanio marittimo per nuove attività economiche - ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente alla Confcommercio - Viene meno, pertanto, il presupposto per la messa a gara delle concessioni demaniali marittime attualmente vigenti, così come chiarito dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea, da ultimo con la sentenza del 20 aprile 2023. Abbiamo auspicato che questi dati, senza alcun indugio, vengano riportati alla Commissione europea per l'archiviazione della procedura di infrazione - ha continuato Capacchione. Suggerito, poi, la necessità e l'urgenza di un intervento normativo che impedisca l'avvio delle procedure di pubblica evidenza, delle concessioni demaniali vigenti, da parte degli Enti concedenti, perché le stesse sarebbero solo foriere di un certo contenzioso, anche alla luce dei risultati del Tavolo interministeriale. Sottolineato, infine, che la sentenza dell'Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, oltre ad essere stata smentita dai dati di fatto accertati dai Ministeri interessati, non è, comunque, definitiva, in quanto pendente il ricorso alla Corte di Cassazione a Sezioni Unite».

