Dall'Ucraina via libera a 19 milioni di tonnellate di grano
La Russia ha deciso di aprire un corridoio umanitario per permettere ai convogli navali e ferroviari di far rièartire l'export e di scongiurare una crisi alimentare che avrebbe danneggiato i Paesi del Sud del mondo [...]
La Russia ha deciso di aprire un corridoio umanitario per permettere la partenza delle navi cargo e dei convogli ferroviari carichi di grano proveniente dai magazzini dell'Ucraina.
Questo permetterà ai granai di accogliere la nuova produzione, pari a 19,4 milioni di tonnellate; un quantitativo importante, ma comunque decisamente inferiore rispetto agli abituali 33 milioni di tonnellate che l'Ucraina abitualmente produce.
Il via libera permette inoltre di scongiurare una crisi alimentare che avrebbe coinvolto il mondo intero e in particolare infiammato i Paesi del Sud del Mondo.
È quanto afferma la Coldiretti in riferimento al corridoio umanitario aperto dalla Russia per consentire alle navi straniere di lasciare il porto di Mariupol e al primo treno merci con un carico di grano dall'Ucraina e' arrivato in Lituania attraverso la Polonia che inaugura la possibilità del trasporto ferroviario dei cereali.
Un cambiamento importante anche per l’Italia che dall’Ucraina acquista il 2,7% delle importazioni di grano tenero per la panificazione per un totale di 122 milioni di chili ma anche ben il 15% del mais destinato all’alimentazione degli animali per un totale di 785 milioni di chili, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat relativi al 2021.
Russia e Ucraina rappresentano insieme circa il 28% delle forniture mondiali di grano che sono in parte bloccati per la chiusura dei porti sul mar nero che impediscono le esportazioni con un impatto drammatico su 36 Paesi che dipendono da Mosca e Kiev per oltre la metà delle importazioni di grano, come Libano, Siria, Yemen, Somalia e Repubblica democratica del Congo, secondo la Fao. Il blocco delle spedizioni dal Mar Nero a causa del conflitto ha fatto salire del 36% negli ultimi tre mesi i prezzi del grano che nei Paesi poveri provocano la fame e in quelli ricchi alimentano l’inflazione, secondo Coldiretti.
«Il controllo delle scorte alimentari peraltro – continua Coldiretti – rischia di sconvolgere gli equilibri geopolitici mondiali. Una situazione che riguarda direttamente anche l’Unione Europea nel suo insieme dove il livello di autosufficienza delle produzione comunitaria varia dall’ 82% per il grano duro destinato alla pasta al 93% per i mais destinato all’alimentazione animale fino al 142% per quello tenero destinato alla panificazione secondo l’analisi della Coldiretti sull’ ultimo outlook della Commissione Europea che evidenzia l’importanza di investire sull’agricoltura per ridurre la dipendenza dall’estero e non sottostare ai ricatti alimentari. L’ emergenza mondiale colpisce l’Italia che è un Paese deficitario ed importa addirittura il 64% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti e il 53% del mais di cui ha bisogno per l’alimentazione del bestiame».
«L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che hanno dovuto ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati», afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare l’importanza di intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro.

