Una delegazione di 40 coordinatori di Tni Italia, proveniente da Nord e Sud della penisola, si è dato appuntamento nella mattinata del 12 ottobre sotto il tribunale civile della Capitale in rappresentanza delle oltre 100 aziende che hanno fatto causa al Governo Conte per i mancati indennizzi ricevuti a seguito del lockdown. Il tutto mentre era in corso la prima udienza del ricorso (in cui sono state accolte le memorie).

Il presidio di Tni al Tribunale Civile di Roma Tni Italia in presidio a Roma per sostenere la causa collettiva contro Conte
Il presidio di Tni al Tribunale Civile di Roma

 

«In due anni - ha spiegato Simone Giannerini, direttore nazionale di Tni Italia - abbiamo potuto lavorare sì e no sei mesi, continuando a pagare le tasse, ottenendo dallo Stato solo il 5% di ristori rispetto al fatturato annuo. È lungo l'elenco delle mancate promesse del governo Conte prima e di quello Draghi poi, e siamo qui a ribadirle: oltre agli indennizzi, chiediamo il prolungamento del credito d'imposta, la proroga della cassa integrazione,  il fondo per il sostegno alle attività economiche rimaste chiuse nei primi cinque mesi 2021 che ancora non è stato approvato e tutto ciò che abbiamo scritto in un documento che invieremo al Governo».

La causa collettiva contro il governo Conte è stata presentata il 22 febbraio 2021 dai legali di Tni Italia, gli avvocati Gaetano Viciconte e Fabio Cappelletti, entrambi del Foro di Firenze, per chiedere un accertamento del diritto dei ristoratori di ottenere un indennizzo, tenendo conto della riduzione del fatturato, dei costi variabili e fissi, del danno da perdita di clientela e da perdita del valore aziendale nel suo complesso. In sintesi, nel ricorso non viene messo in discussione lo stato di emergenza, ma il fatto che gli indennizzi ottenuti (mediamente il 5% del fatturato annuo) non sono congrui alla sostenibilità delle imprese e sono ampiamente inferiori a quelli riconosciuti da altre nazioni europee, quali Germania e Inghilterra, dove si è coperto circa l'80% del fatturato.