Da Moody's parere negativo sulle capacità di spesa italiane
Una maggioranza fragile non fa bene all'Italia. A ribadire quella che a tutto sembra un'ovvietà è Moody's che, in un report dedicato al nostro Paese dà un giudizio netto sulle capacità di gestire i fondi europei [...]
Una maggioranza fragile non fa bene all'Italia. A ribadire quella che a tutto sembra un'ovvietà è Moody's che, in un report dedicato al nostro Paese dà un giudizio netto: «Mentre le elezioni anticipate sono improbabili, questo governo indebolito affronta temibili sfide politiche sia nella gestione dell'attuale fase della pandemia che nell'assicurare un efficace e tempestivo assorbimento dei fondi europei, fondamentali per migliorare il basso potenziale di crescita dell'Italia».
A pesare sul parere dell'agenzia di rating è «l'incapacità dell'Italia di trarre vantaggio» dalla risorse del Next Generation Ue che «allo scopo di aumentare il suo potenziale di crescita a lungo termine eserciterebbe probabilmente pressioni al ribasso sul profilo di credito» del nostro Paese.
Secondo Moody's le elezioni anticipate «non sono nell'interesse di nessuno dei partner della coalizione» in quanto il nuovo Parlamento, dopo la riforma costituzionale, assicura meno posti a deputati e senatori. A scoraggiare il voto contribuiscono soprattutto "i sondaggi", che indicano un risultato«"sfavorevole per la maggior parte dei partiti di governo». Inoltre, la finestra per votare è «molto stretta», alla luce del fatto che all'inizio del 2022 si dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e nel semestre bianco le urne sono precluse.
L'accesso ai fondi del Next Generation Ue - oltre 200 miliardi di euro, l'ammontare più alto dell'eurozona ricorda Moody's - richiede che «le autorità italiane realizzino le misure programmate per semplificare i processi degli investimenti pubblici e per migliorare l'efficienza degli appalti e della pubblica amministrazione più in generale». Per farlo c'è tempo fino alla fine di aprile ma ci sono alcune grandi questioni che il Governo deve risolvere, incluso il tema di quanto centralizzata sarà la gestione delle risorse e a quali priorità economiche saranno destinate.
«Questi problemi di governance e di allocazione - conclude Moody's - sono cruciali perché il tasso di assorbimento dei fondi strutturali Ue è stato debole». Nel periodo 2014-2020 l'Italia è riuscita ad aggiudicarsi solo il 39% di quanto le spettava, percentuale scesa al 30,7% considerando il 2019.
A pesare sul parere dell'agenzia di rating è «l'incapacità dell'Italia di trarre vantaggio» dalla risorse del Next Generation Ue che «allo scopo di aumentare il suo potenziale di crescita a lungo termine eserciterebbe probabilmente pressioni al ribasso sul profilo di credito» del nostro Paese.
Secondo Moody's le elezioni anticipate «non sono nell'interesse di nessuno dei partner della coalizione» in quanto il nuovo Parlamento, dopo la riforma costituzionale, assicura meno posti a deputati e senatori. A scoraggiare il voto contribuiscono soprattutto "i sondaggi", che indicano un risultato«"sfavorevole per la maggior parte dei partiti di governo». Inoltre, la finestra per votare è «molto stretta», alla luce del fatto che all'inizio del 2022 si dovrà eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e nel semestre bianco le urne sono precluse.
L'accesso ai fondi del Next Generation Ue - oltre 200 miliardi di euro, l'ammontare più alto dell'eurozona ricorda Moody's - richiede che «le autorità italiane realizzino le misure programmate per semplificare i processi degli investimenti pubblici e per migliorare l'efficienza degli appalti e della pubblica amministrazione più in generale». Per farlo c'è tempo fino alla fine di aprile ma ci sono alcune grandi questioni che il Governo deve risolvere, incluso il tema di quanto centralizzata sarà la gestione delle risorse e a quali priorità economiche saranno destinate.
«Questi problemi di governance e di allocazione - conclude Moody's - sono cruciali perché il tasso di assorbimento dei fondi strutturali Ue è stato debole». Nel periodo 2014-2020 l'Italia è riuscita ad aggiudicarsi solo il 39% di quanto le spettava, percentuale scesa al 30,7% considerando il 2019.

