Etichette alimentari: l'Italia ferma il blitz tedesco per colpire i nostri prodotti
Etichette alimentari: l’Italia non ci sta alla forzatura sui tempi che vorrebbe imporre la Germania e abbandona il negoziato a livello Europeo. Contro il blitz per arrivare già a dicembre ad un nuovo regolamento , con un anno di anticipo, l’Italia fa saltare il banco con una decisone [...]
Etichette alimentari: l’Italia non ci sta alla forzatura sui tempi che vorrebbe imporre la Germania e abbandona il negoziato a livello Europeo. Contro il blitz per arrivare già a dicembre ad un nuovo regolamento , con un anno di anticipo, l’Italia fa saltare il banco con una decisone del ministro dlele Politiche agricole Teresa Bellanova.
La presa di posizione, molto netta, è arrivata durante l’incontro del Coreper, il comitato permanente dei capi delegazione degli stati membri, che ha il compito di preparare i lavori del Consiglio dei ministri agricoli della Ue previsto fra dieci giorni. La Germania, forte del suo ultimo mese alla presidenza di turno della Ue, vuole forzare la mano e accelerare i tempi per l’adozione di un’etichetta comune europea: nell’agenda originaria della Commissione Ue. Il modello di etichetta prescelto dai tedeschi, e supportato anche dai francesi e dagli spagnoli, è quello del Nutriscore, che tiene conto della percentuale assoluta di grassi, sali e zuccheri presente in ogni alimento ma non delle porzioni che vengono mangiate.
Per l’Italia, questo significherebbe semaforo rosso per i suoi prodotti di bandiera come il Parmigiano o l’olio extravergine. Ecco perché nei mesi scorsi il nostro Paese aveva presentato a Bruxelles una proposta alternativa, quella del Nutrinform: l’etichetta a batteria che tiene appunto conto anche delle quantità.
Dalla sua parte l’Italia è riuscita a portare altri sei Paesi - Romania, Ungheria, Grecia, Cipro, Repubblica Ceca, Lettonia - e sta lavorando per convincere anche Polonia e Slovacchia. La visione italiana delle etichettature nutrizionali si basa su un taglio scientifico, informazione trasparente, approccio informativo ma non prescrittivo, esclusione delle Dop e delle Igp. Il linguaggio sulle etichettature d’origine proposto dalla Presidenza tedesca e negoziato a livello tecnico, invece, appare lontano dalle ambizioni italiane e punta a tutelare produzioni industriali e di massa.

