Direttori d'albergo sul Natale: Chiusura sarebbe danno gratuito
L'associazione direttori albergo esprime contrarietà all’ ipotesi di obbligo di chiusura delle strutture in montagna nelle prossime settimane. Se venissero confermate le voci sarebbe l’ennesimo danno gratuito[...]
Ada, Associazione direttori albergo, per voce del presidente Alessandro D’Andrea, esprime forte contrarietà all’ipotesi di un obbligo di chiusura delle strutture alberghiere in montagna nelle prossime settimane. Se venissero confermate le voci trapelate ieri sulla chiusura delle strutture ricettive in montagna, sarebbe l’ennesimo danno gratuito per il settore turistico.

Già dall’inizio della pandemia la scorsa primavera, gli alberghi non sono mai stati obbligati a chiudere. I Direttori e i Managers, in collaborazione con le proprietà e le Associazioni di categoria, si sono da subito adoperati per studiare ed applicare rigidi ed efficaci protocolli e misure di sicurezza atti a controllare e contenere il rischio di contagio. Numerosi sono stati anche gli investimenti economici affrontati per i processi di formazione del personale, per la creazione di percorsi atti a mantenere il distanziamento fisico, per la riorganizzazione dei servizi interni di ristorazione e per l’adozione di misure di sanificazione; tanto che dalla ripresa degli spostamenti gli Ospiti che hanno ricominciato a frequentare gli alberghi si sentivano sicuri. Basti ricordare che il primo caso di Ospiti risultati positivi proprio all’interno di un albergo a Roma, proprio all’inizio di questa tragico 2020, non ha portato alcuna conseguenza sanitaria né per i collaboratori dell’albergo né verso altri ospiti, proprio per la corretta adozione delle linee guida.
Ben consci che debba essere mantenuta la massima attenzione verso il problema sanitario, che nel nostro Paese risulta ancora grave, è però evidente che con gli spostamenti consentiti solo all’interno delle Regioni, e con gli impianti sciistici chiusi, non possiamo di certo aspettarci il tutto esaurito.
È evidente che le richieste sarebbero gestite in base agli spazi disponibili nelle singole strutture, nel rispetto delle regole di sicurezza, garantendo così gli standard sanitari e la possibilità di far lavorare strutture ricettive già gravemente provate; ripensare le restrizioni aiuterebbe il settore turistico portando ossigeno a tutta la filiera che ruota intorno al settore Albergo. Un sostegno all’economia del nostro Paese, già in grave difficoltà.
La stagione sarà comunque compromessa ma consentire di poter trascorrere qualche giorno in montagna a chi decide di uscire dalle città nelle quali siamo stati “prigionieri” in queste ultime settimane avrebbe un risvolto psicologico positivo per molte famiglie.
L’ennesima decisione assurda, quella di chiudere gli alberghi in montagna, valutata senza essersi confrontati con gli esperti di settore in un comparto, quello del turismo, già fortemente penalizzato dalla pandemia ma ricco di opportunità in vista della ripartenza, che seppur lenta, dovremo saper affrontare e sostenere.

Alessandro D'Andrea
Già dall’inizio della pandemia la scorsa primavera, gli alberghi non sono mai stati obbligati a chiudere. I Direttori e i Managers, in collaborazione con le proprietà e le Associazioni di categoria, si sono da subito adoperati per studiare ed applicare rigidi ed efficaci protocolli e misure di sicurezza atti a controllare e contenere il rischio di contagio. Numerosi sono stati anche gli investimenti economici affrontati per i processi di formazione del personale, per la creazione di percorsi atti a mantenere il distanziamento fisico, per la riorganizzazione dei servizi interni di ristorazione e per l’adozione di misure di sanificazione; tanto che dalla ripresa degli spostamenti gli Ospiti che hanno ricominciato a frequentare gli alberghi si sentivano sicuri. Basti ricordare che il primo caso di Ospiti risultati positivi proprio all’interno di un albergo a Roma, proprio all’inizio di questa tragico 2020, non ha portato alcuna conseguenza sanitaria né per i collaboratori dell’albergo né verso altri ospiti, proprio per la corretta adozione delle linee guida.
Ben consci che debba essere mantenuta la massima attenzione verso il problema sanitario, che nel nostro Paese risulta ancora grave, è però evidente che con gli spostamenti consentiti solo all’interno delle Regioni, e con gli impianti sciistici chiusi, non possiamo di certo aspettarci il tutto esaurito.
È evidente che le richieste sarebbero gestite in base agli spazi disponibili nelle singole strutture, nel rispetto delle regole di sicurezza, garantendo così gli standard sanitari e la possibilità di far lavorare strutture ricettive già gravemente provate; ripensare le restrizioni aiuterebbe il settore turistico portando ossigeno a tutta la filiera che ruota intorno al settore Albergo. Un sostegno all’economia del nostro Paese, già in grave difficoltà.
La stagione sarà comunque compromessa ma consentire di poter trascorrere qualche giorno in montagna a chi decide di uscire dalle città nelle quali siamo stati “prigionieri” in queste ultime settimane avrebbe un risvolto psicologico positivo per molte famiglie.
L’ennesima decisione assurda, quella di chiudere gli alberghi in montagna, valutata senza essersi confrontati con gli esperti di settore in un comparto, quello del turismo, già fortemente penalizzato dalla pandemia ma ricco di opportunità in vista della ripartenza, che seppur lenta, dovremo saper affrontare e sostenere.

