Come annunciato da Luca Zaia, parte in Veneto la sperimentazione dei test di autodiagnosi. Si tratta, come riporta il Sole 24 Ore, di un kit simile a un test di gravidanza. Primo elemento presente è ovviamente il cotton fioc per il tampone, da passare all'interno delle narici ma senza dover raggiungere le parti più profonde del setto nasale. Il cotton fioc dovrà poi essere immerso in un reagente contenuto in una provetta in plastica presente nel kit. Dopo qualche minuto, lo stesso liquido verrà versato su una piccola scatola- tester. Massimo 15 minuti e compariranno alcune linee colorate. Dopo aver infilato il tamponcino nel contenitore del reagente in attesa dell’esito si dovrà aprire l’app di biosorveglianza “Zero Covid Veneto”, già deliberata dal Consiglio regionale, e si dovrà riportare l’esito del test in modo che sia reso accessibile al sistema sanitario regionale sanitario.

Kit simile a un test di gravidanza: come funziona il tampone fai da te

Dal oggi 16 novembre ne saranno testati circa 5mila kit in quattro-cinque laboratori di microbiologia veneti, con capofila l’unità di microbiologia e virologia di Treviso diretta da Roberto Rigoli. I risultati della sperimentazione saranno poi presentati all’Iss, cui spetta la validazione finale. Intorno a questi nuovi test ci sono grandi aspettative perché, in presenza di un numero alto di contagi, permetterebbero un risparmio notevole di tempi e costi e quindi una migliore gestione dell’emergenza.
Se il kit per l’autodiagnosi supererà la sperimentazione e sarà validata, sarà reso disponibile in farmacia. Quelli che già negli Stati Uniti hanno ottenuto il via libera dall’ Fda (Food and drug administration) costano cira 5 dollari. E lo stesso presidente del Veneto Luca Zaia ha parlato del costo «di qualche euro». Un requisito che - se il test si rivelerà affidabile - lo potrà trasformare davvero in uno strumento per uno screening di massa.
Quello che al momento è certo è che la nuova tecnologia del kit fai da te costituisce un grosso risparmio in termini di tempo ma anche in termini di spesa economica. L'utilizzo su un alto numero di persone si rivela la strategia più efficace per valorizzarne le potenzialità diagnostiche. La difficoltà più grande – come per tutti i test rapidi – è quella relativa ai falsi negativi. Poiché la ricerca non è diretta al materiale genetico, come accade con i tamponi molecolari, ma riguarda le proteine superficiali tipiche del virus, la rilevazione negativa delle stesse proteine risulta meno affidabile. Nonostante i tamponi molecolari rimangano al momento la fonte più certa di diagnosi per il Covid-19, i numeri sempre più alti di contagi rendono necessario l'intervento di screening di massa più veloci. E la prima fase di scrematura dei casi è fondamentale per il risparmio di tempo e risorse.