Sono arrivati a Roma e sono stati ricevuti dal premier Giuseppe Conte dopo un viaggio di nove giorni, i Ristoratori Toscana, il gruppo che rappresenta mille imprenditori a Firenze e 15mila in Toscana, promotore della Camminata degli inessenziali alla quale hanno aderito anche altre associazioni tra cui il Coordinamento nazionale Ncc, Assidea, Airca - Associazione imprese ricettive città d’arte.

«Oggi siamo qui per difendere il nostro futuro, il futuro delle nostre aziende e dei nostri dipendenti. Siamo qui a chiedere che ci venga restituita la dignità, per noi e le nostre famiglie», ha detto Pasquale Naccari, presidente del gruppo Ristoratori Toscana.

«Non si erano mai viste tutte le categorie produttive di questo paese protestare insieme in piazza, tutti uniti con una sola voce, oggi è stato il momento in cui è avvenuto l’improbabile. Abbiamo abbattuto barriere e pregiudizi, campanili e fazioni. Invece di pensare ai singoli privilegi, abbiamo pensato al bene del Paese. Oggi possiamo dire che ce l’abbiamo fatta».

Ad aspettare i manifestanti che sono partiti da Firenze il 4 novembre, e si sono incamminati lungo la Francigena, al Pantheon oltre mille persone: commercianti, gestori di locali, ambulanti, partite Iva, tassisti, guide turistiche e anche semplici cittadini.

«Oggi finalmente si conclude un percorso che ci ha portato alla costituzione di Tni, Tutela nazionale imprese, un'associazione che vuole essere un collante per le varie anime del mondo dell'imprenditoria e del commercio», aggiunge Raffaele Madeo, vice presidente dell'associazione Ristoratori Toscana.

«Si tratta di un percorso iniziato all'inizio della pandemia e portato avanti grazie alla collaborazione di diverse associazioni di tutta Italia. Insieme siamo riusciti a unire e quindi rappresentare tutte le categorie, artigiani, negozianti, locali, Ncc, lavanderie, tassisti, ambulanti. Abbiamo creato una federazione nazionale che servirà a portare avanti e difendere gli interessi di tutte le imprese in modo trasversale e non di singoli. Con Tni cercheremo di portare l'azienda al centro degli interessi del Paese. Sia chiaro: non vogliamo assistenzialismo ma contribuire a creare le basi per un paese più unito e forte».

«Siamo 60mila imprese, tra Ncc vetture e bus, ma per il governo siamo fantasmi», le parole di Giulio Aloisi, responsabile coordinamento nazionale Ncc. «Si ricordano di noi solo quando c’è da pagare le tasse. Siamo in estrema difficoltà: molti di noi hanno già chiuso. Il turismo è scomparso e, anche se noi non siamo mai stati in lockdown, non lavoriamo da marzo perchè il turismo è scomparso. Eppure non abbiamo mica chiesto la luna: solo il 10% del fatturato dello scorso anno per arrivare almeno al prossimo marzo. Ad aprile le associazioni di categoria si sono riunite nel coordinamento nazionale Ncc ed hanno inviato delle Pec al governo per manifestare la propria disponibilità a supportare il Tpl. Nessuno ci ha risposto e, alla fine, le scuole sono state chiuse soprattutto per le difficoltà legate alla carenza di mezzi pubblici».

Intanto le associazioni di categoria dei pubblici esercizi toscani Fipe-Confcommercio e Fiepet Confesercenti si sono scagliati contro il provvedimento regionale a favore dei circoli ricreativi: «Non bastavano la pandemia e i Dpcm che, di volta in volta, hanno limitato sempre di più il raggio di azione dei pubblici esercizi, ora ci si mette pure la Regione Toscana, che con il provvedimento preso oggi (13 novembre 2020) dal presidente Eugenio Giani di fatto, in un momento terribile per le imprese, rende lecita sul mercato la concorrenza sleale permettendo ai circoli ricreativi di fare asporto e consegne a domicilio di alimenti e bevande».

Insomma «i circoli in Toscana possono quindi lavorare esattamente come i bar e i ristoranti, senza tuttavia sottostare a quell’insieme di pesanti regole, oneri e adempimenti fiscali, igienico-sanitari, contributivi e quant’altro ai quali sono sottoposti i bar e i ristoranti. Autorizzare questo non significa forse inquinare il mercato con soggetti che, avendo molti privilegi e meno costi, possono pure permettersi di vendere prodotti a prezzi più bassi? Dove è finito il principio “stesso mercato, stesse regole” al rispetto del quale più volte abbiamo richiamato le istituzioni?».

Quindi l'attacco: «Il presidente Giani e la sua Giunta dovranno risponderne non solo agli imprenditori, gravati in questo frangente da mille preoccupazioni sul futuro delle loro attività, ma anche ai loro dipendenti, molti dei quali sono ancora in cassa integrazione e non hanno alcuna certezza che, una volta terminati gli ammortizzatori sociali, potranno ancora avere un posto di lavoro».

Ma c’è di più: «Le agevolazioni riconosciute ai circoli valgono perché, per legge, vendere alimenti e bevande per asporto o la somministrazione deve essere per loro una pura attività accessoria a quella principale, ovvero la ricreazione. Una funzione - questa - meritoria e di grande valore sociale per le nostre comunità, e che quindi nessuno intende mettere in discussione. Ma che senso ha, ora che ogni attività ricreativa è stata interrotta a causa della pandemia, consentire ai circoli - con le stesse agevolazioni di prima - di svolgere come principale una funzione che non è loro propria e che, anzi, drena quei pochi clienti rimasti alle imprese su un mercato così in sofferenza?».

Le associazioni di categoria infine hanno espresso «sconcerto, più che rammarico, per questa decisione insensata e profondamente errata nel merito e nel modo, visto che è stata presa senza alcuna concertazione con “l’altra metà del cielo”, ovvero le imprese che noi rappresentiamo. E, soprattutto, senza alcuna considerazione e rispetto per gli immensi sacrifici che stanno facendo gli imprenditori dei pubblici esercizi per restare a galla e garantire al nostro territorio, una volta fuori dalla pandemia, di ritrovare la stessa rete di locali e servizi che finora ha garantito qualità al nostro vivere e ha reso il modello toscano di ospitalità e accoglienza amato in tutto il mondo».