Allegrío
A Roma c’è un ristorante “emozionale” con sale e piatti ispirati agli stati d’animo
Si chiama Allegrío e si trova in via Veneto: qui si sceglie cosa mangiare seguendo emozioni e sensazioni del momento, fra sale tematiche, piatti, pizze, dessert e cocktail studiati per accompagnare ogni stato d’animo
Allegrío, il ristorante di via Veneto a Roma dove a tutte le ore splende un gigantesco sole d’oro, mantiene ciò che promette già nel nome: una parola inventata che non esiste neppure negli aggiornamenti della Treccani. L’allegria, infatti, è coinvolgente in questo locale pazzo e irriverente, unico nel mondo della ristorazione ad offrire una reale emotional dining experience. Lo ha pensato così, ai tempi del Covid, come reazione e inno alla vita, la titolare Sabrina Corbo, creative director italo-britannica con radici partenopee.
Un’esperienza gastronomica costruita sulle emozioni
Questa insegna, che ha scosso dall’attuale torpore la strada della Dolce Vita, eccelle non solo per il fine dining, l’arte bianca e il buon bere, ma va diretta alle persone, al loro stato d’animo del momento e alle loro emozioni. Ad accettarle tutte, belle o brutte che siano, ci convinse dieci anni fa “Inside Out”, il film di animazione campione d’incassi. E da Allegrío quel saggio invito torna nei piatti e negli arredi delle quattro sale, tutte diverse, dedicate alla Gioia (Joyful), alla Passione (In Love), alla Fortuna (Lucky) e al Coraggio (Intrepid).
Food experience, home decor e lifestyle convivono in un percorso coinvolgente e pieno di sorprese. E se non si è nell’animo giusto non importa: c’è spazio anche per emozioni “negative” come rabbia, invidia, nostalgia e paura, comprese le formule per neutralizzarle. Avviene nei menu, sia della pizzeria gourmet di Peppe Ajello, che nella cucina mediterranea dell’executive chef Daniele Creti. E non manca il drink giusto consigliato dal restaurant manager e sommelier Davide Gelormini.
Piatti e pizze che cambiano in base allo stato d’animo
Qualche esempio? Se è la Gioia a ispirare, ecco una pizza base Napoli con crema di pecorino, mozzarella di bufala, pomodorini del Piennolo gialli, ricotta salata e basilico, reminiscenza della Margherita. Lo stesso sentimento viene espresso da Creti con il suo gazpacho giallo, crudo di spigola e sedano croccante. E se quei raggi del sole che si irradiano di sala in sala non bastano per dimenticare un problema o un’offesa, ecco il menu della Rabbia: pizzotella fritta, sugo di pomodoro corbarino piccante, provola, pecorino romano, spuma di ’nduja e fili di peperoncino. E Creti dalla cucina risponde con filetto di maiale, ’nduja, cavolo nero, mela verde, cipolla rossa e pane alla paprika. Il gioco introspettivo può continuare all’infinito, appagando il gusto e lo sguardo, e questi piatti “emozionali” possono essere alternati a quelli del menu tradizionale e stagionale.
Il locale è eclettico, tra classe londinese e fantasia popolare partenopea. Convivono bellezza e kitsch, glamour e superstizione, l’arte della raffinata carta da parati londinese disegnata a mano e quella delle 500 roselline di porcellana di Capodimonte, incastonate nel muro. C’è anche la Napoli della memoria, dai cornetti rossi anti-jella fino ai simboli della “smorfia” e a un benevolente busto di San Gennaro. «Durante la pandemia, vissuta a Londra - racconta Sabrina Corbo - mi era venuta la voglia di italianità e ho deciso di tornare a casa». E così è stato: ha trovato il locale giusto e sfidato il torpore della strada della Dolce Vita, risvegliandone il glamour.
L’accoglienza è cordiale, tutt’altro che di mestiere, e l’atmosfera giocosa e coinvolgente invita a scegliere piatti “a sentimento”, con una disinvolta autoanalisi a tavola invece che sul divano freudiano. C’è posto anche per la Nostalgia e Peppe Ajello invita a superarla con la pizza a ruota di carro, parmigiano, fior di latte e fiori di zucca, guarnita in uscita dal forno con alici di Cetara, olio e basilico. E se non basta arrivano dalla cucina di Daniele Creti i tagliolini all’uovo, limone, basilico e mollica di pane al finocchietto selvatico. E se si ha paura di qualcosa? Per esorcizzarla c’è la sinfonia dark: pasta nera al carbone vegetale, ripiena di baccalà mantecato, salsa di fagioli neri e crumble di olive, nere ovviamente, mentre dal forno arriva la pizza al padellino, insalata di seppie, maionese nera e maggiorana.
Nella carta dei dolci, invece, si può cercare la fortuna con la pastiera napoletana al profumo d’arancia, annullare l’Invidia con la crostatina di visciole e mirtilli o sfogare la Rabbia con una caprese mandorle e cioccolato. Oppure mostrare un coraggio da gladiatore affrontando un Colosseo di cioccolato, panna, crema e granella al pistacchio. Ma la bomba fritta farcita con crema o Nutella non ha rivali, come momento di Gioia assoluta.
La squadra tra cucina, pizza e carta dei vini
L’intesa tra Sabrina e i suoi collaboratori è stata profonda fin dall’inizio. Daniele Creti, romano, è partito dall’amore per la cucina e dai semplici gesti domestici, diventati negli anni un linguaggio raffinato capace di dialogare col mondo. Ha studiato molto, ma la prima dei suoi maestri è stata nonna Vivi e, per la cucina, ha archiviato gli studi scientifici. A seguire altri incontri formativi fino a Stefano Marzetti e all’approdo con Sabrina. Il suo stile è fatto di espressività, di verticalità del gusto, di contrasti che entrano in sintonia, di rifiuto dell’eccesso. Conosce la materia e il pesce è la sua sfida.
Stretto il contatto con Peppe Ajello, pizzaiolo ischitano, allievo di Ivano Veccia, a cui serba gratitudine nonostante lui stesso oggi sia maestro e docente. Tra i suoi segreti, l’impasto perfetto e maturo da farine selezionate e la biga di 18 ore miscelata al 50% con impasto fresco. Ingredienti più amati? La mozzarella e il pomodoro. Nella sua pizza “Gioia”, che ne ha di tre qualità: il corbarino, il dry e il Piennolo giallo. Da provare l’Intrepid, al sugo di coniglio all’ischitana, dedicata ai suoi genitori ristoratori, e un’altra, la In Love, dedicata alla moglie. La carta dei vini, ampia e competente, è firmata da Davide Gelormini, una passione per le italiche bollicine metodo classico, con tutto il rispetto per lo Champagne. Competenza nella selezione di vini, cocktail e distillati. «Non c’è una buona cena - dice - senza una mirata declinazione del bere».


