da Alto Rooftop
A Cervia c’è attesa per il nuovo menu ittico-vegetale di Leonardo D’Ingeo
Il nuovo chef di Alto Rooftop, all’interno della Villa del Mare Spa Resort, è al lavoro in vista della riapertura del ristorante il 1° aprile: una cucina di mare che dialoga con vegetale, tecnica e prodotti cosmopoliti
C’è molta attesa per il debutto di Leonardo D’Ingeo nella cucina di Alto Rooftop, ristorante e tapas bar all’interno della Villa del Mare Spa Resort di Cervia (Ra). In queste settimane lo chef, insieme alla brigata, sta ultimando il lavoro sul nuovo menu che accompagnerà la riapertura del ristorante, fissata per il prossimo 1° aprile; al momento il locale è infatti aperto nella sua veste di tapas bar. La nuova proposta, apprendiamo, sarà centrata su una cucina di mare, in dialogo diretto con l’Adriatico, affiancata da una marcata componente vegetale e dall’utilizzo di materie prime di respiro cosmopolita. Un’impostazione che si inserisce con naturalezza nell’identità di Alto, pensato fin dall’origine come uno spazio di dialogo fra cucina, bar e una visione più ampia dell’ospitalità.
La storia del ristorante Alto Rooftop
Nato dall’evoluzione di un percorso imprenditoriale iniziato nel 1995 da Claudio Amadori con Le Giare, ristorante aperto a Montiano nelle cantine del villino di famiglia, dal 2020 Alto Rooftop ha concentrato qui tutte le energie e gli investimenti, dando appunto forma a un progetto che oggi riunisce in un unico spazio cucina, mixology, ospitalità, design, musica e una dimensione estetica dichiarata. Un rooftop che guarda l’Adriatico e intercetta una clientela internazionale, poco interessata ai rituali del fine dining più rigido e molto più curiosa di vivere un luogo che cambia volto durante la giornata. Qui lo chef diventa parte di un ecosistema più ampio, chiamato a dialogare con gli altri linguaggi e, soprattutto, come detto, con il bar, guidato da Niccolò Amadori, per costruire una narrazione comune fra piatti e drink.
La cucina di Leonardo D’Ingeo
Tornando allo chef e alla sua filosofia, D’Ingeo porta con sé un vocabolario preciso fatto di sapori pieni, rotondi, stratificati, e una memoria gustativa che affonda nel Sud ma trova nell’Adriatico un nuovo terreno di confronto. L’idea è quella di una cucina intesa come “parco giochi” controllato, dove fermentazioni, ossidazioni, acidità e concentrazioni spinte convivono con una forte coscienza del risultato finale e della sostenibilità del modello. Non esercizi fini a se stessi, dunque, ma una ricerca che si misura ogni giorno con il contesto reale di un locale vivo, attraversato da pubblici diversi e da ritmi non sempre prevedibili.
«In questo nuovo capitolo avevo bisogno di tornare a spingere, di respirare aria fresca e misurarmi con un contesto più grande - ha commentato lo chef. In Claudio Amadori ho riconosciuto un imprenditore con visione, esperienza nell’alta ristorazione e la capacità di darmi libertà creativa dentro un progetto strutturato. È proprio nell’incastro tra la sua visione imprenditoriale e la mia fame di crescita che vedo il terreno ideale per far evolvere la mia cucina e trasformare questo spazio in un laboratorio continuo di contaminazione tra bar e cucina».
Un passaggio che guarda avanti, senza strappi
Insomma, l’arrivo di Leonardo D’Ingeo ad Alto Rooftop segna un passaggio coerente e allo stesso tempo ambizioso. Coerente, perché si inserisce in una visione già chiara di ristorazione come esperienza corale; ambizioso, perché rilancia il progetto su un piano di ricerca quotidiana, fatta di dialoghi e nuove contaminazioni. Un equilibrio sottile, che si gioca sul tempo lungo e sulla capacità di leggere il presente senza rincorrere mode passeggere. Qui, più che altrove, sarà il lavoro quotidiano a raccontare se la scommessa è vinta.

