Sakaba le Koji

Il nuovo ristorante giapponese di Roma dove il sake detta il ritmo
Ci troviamo da Sakaba le Koji, il nuovo ristorante di Koji Nakai che ha scelto di partire dal sake e di costruirgli attorno una cucina panasiatica fatta di piccoli piatti, pensati per essere condivisi senza un ordine prestabilito. Il menu si muove tra mezze porzioni e assaggi, e la serata prende forma passo dopo passo, seguendo il bicchiere, l’appetito e il tempo di chi è seduto a tavola
Lo scorso dicembre, in via Emilio Fàa di Bruno 31, Roma ha aggiunto un nuovo indirizzo alla mappa gastronomica locale che guarda a Est. Si chiama Sakaba Ie Koji ed è il progetto firmato dallo chef Koji Nakai insieme al socio Roberto Salvati.
Un’apertura che è arrivata dopo il percorso già tracciato con il ristorante Nakai e con l’izakaya Ie Koji, ma che qui ha cambiato passo e tono: più informale, più orizzontale, più libera nel modo di stare a tavola. L’idea è stata chiara fin dall’inizio: partire dal sake, costruirci attorno una cucina panasiatica fatta di piccoli piatti e lasciare agli ospiti la possibilità di decidere il ritmo della serata.
Un locale pensato per stare, bere e tornare
Il progetto architettonico, firmato da Valeria Vecellio, segue la stessa filosofia. All’ingresso domina un lungo bancone in legno con otto posti, dove lo chef prepara a vista tutta la parte cruda, senza barriere e senza distanza. Intorno, due sale che dialogano tra loro: una più dinamica, con tavoli alti e sgabelli, l’altra più raccolta, con sedute basse. In tutto poco più di trenta coperti interni, a cui si aggiunge una quindicina di posti all’esterno. Il risultato è uno spazio lineare, informale, attraversato dal legno e da superfici naturali, che invita a entrare anche solo per un bicchiere e poi, magari, restare.
Una cucina da condividere, senza schema fisso
La cucina segue lo stesso registro. Il menu conta circa venti piatti, tutti disponibili in mezze porzioni o porzioni intere, pensati per essere condivisi senza troppe regole. Qui convivono tecnica giapponese, memoria classica e influenze panasiatiche, con un uso diffuso della brace e una forte attenzione alle erbe e alle spezie. Coriandolo, menta, anice stellato entrano ed escono dai piatti con naturalezza, mentre carne, pesce e verdure vengono trattati con un approccio che punta più al contrasto che alla stratificazione.
Dal sushi pressato alla brace: il menu racconta un percorso
Tra le preparazioni simbolo c’è l’hakozushi, il sushi pressato originario di Osaka: riso e ingredienti, spesso cotti o marinati, vengono compattati nell’oshibako, una scatola di legno, e poi tagliati in porzioni regolari. È un sushi diverso dal nigiri, più stabile, più grafico, che racconta un’altra idea di tradizione.
Accanto, trovano spazio piatti caldi come il Kasu Jiru, zuppa di pesce a base di sake kasu, oppure l’Houbayaki, con la lampuga cotta sulla griglia nella foglia di magnolia. Ma anche crudi preparati al bancone, come il ceviche in chiave giapponese, e una serie di proposte vegetali che riflettono il percorso internazionale dello chef.
Il sake come chiave di lettura della serata
Il cuore del progetto, però, resta il sake. Sakaba Ie Koji è nato anche grazie alla collaborazione con Shibataya, realtà di riferimento in Italia per la distribuzione e la divulgazione del sake. In sala, una vetrina-bottigliera raccoglie una selezione di circa venti etichette, disponibili sia al calice sia per l’acquisto da asporto.
Due volte al mese sono previste serate di degustazione guidate. Accanto al sake trovano spazio anche naturali, vino giapponese, birre nipponiche e cocktail a base di distillati giapponesi, in una proposta beverage pensata per dialogare davvero con la cucina.

