In Valnerina
Il ristorante che racconta l’Umbria vera: la cucina schietta dell'Osteria dello Sportello
Siamo a una ventina di minuti da Terni, in una piccola frazione del comune di Arrone, poco distanti dalle cascate delle Marmore. Qui una bella osteria contemporanea premiata anche da Slow Food
Una cucina schietta, diretta, senza fronzoli. Una cucina vera, per certi versi domestica e dai sapori familiari, presentata bene e nel rispetto di quei canoni non scritti che oggi caratterizzano una bella osteria contemporanea. Siamo a poco meno di venti minuti di distanza da Terni, in Val Nerina (dal fiume Nera, affluente poi del Tevere, che scorre qui vicino) in un piccolo e antico borgo in cui quasi come una gemma preziosa è incastonato un localino davvero interessante. Si chiama Osteria dello Sportello, indirizzo insignito della Chiocciola Slow Food: riconoscimento che premia le migliori osterie a livello nazionale. Un ristorante ricavato all’interno di un antico palazzo nobiliare sapientemente ristrutturato, capace di unire fascino storico e accoglienza contemporanea.
Osteria dello Sportello, Chiocciola Slow Food umbra
Varcare la soglia dell’Osteria è un’esperienza che inizia subito: una scalinata conduce al piano superiore, poi si snodano tante salette distribuite su più piani, ricavate dalle stanze dell’edificio nobiliare che fu. L’effetto è quello di un borgo in miniatura, un itinerario tra ambienti antichi e tavoli in legno, mise en place essenziale, vibes domestiche e calde, quasi famigliari. La cucina dell’Osteria dello Sportello si presenta come un perfetto equilibrio tra attenzione, gusto e semplicità.
Una cucina che non ricerca ghirigori, non punta al fuoco d’artificio: al contrario, valorizza le materie prime del territorio: carni alla brace, legumi locali, salumi e formaggi tipici della Valnerina, e lo fa con misura e coerenza. A guidare la proposta gastronomica, da poco più di due mesi, lo chef Enzo Cerroni.
Cosa si mangia all'Osteria dello Sportello
All’Osteria dello Sportello, infatti, si trova esattamente ciò che ci si aspetta. Una cucina essenziale, concreta e gustosa, pochi ingredienti e valorizzati al massimo. Una proposta priva di inutili orpelli incoerenti con il posto e con lo stile di Cerroni. Qualcosa da mettere a punto c’è, e ci mancherebbe altro, ma la rotta intrapresa promette di portare lontano. Circondati dalle mura storiche dell’antico palazzo nobiliare si può scegliere da una carta che offre una selezione di 8 antipasti (tra cucinati e freddi), 4 primi, 7 secondi e ben 6 dessert. I presidi Slow Food utilizzati: dalla Cipolla di Cannara alla fagiolina del Trasimeno e il pecorino di fossa.
Immancabile il tagliere di salumi e formaggi, ma tra gli antipasti sorprende una deliziosa, quasi setosa al palato, lingua di manzo con giardiniera prodotta internamente e una zuppa di cicerchie (legume locale, simile alla lenticchia) con castagne al vin brule. Buona, avvolgente, più comfort, la vellutata di zucca, robiola e pane al timo.
Si continua sulla stessa lunghezza d’onda con il primo: una tagliatella liscia con condimento di quinto quarto: avvolgente, rotondo, pieno, certamente per gli amanti del genere. Da correggere l’utilizzo della scorza di limone, un po’ troppo invadente e sconnessa rispetto al gusto generale del piatto. Si respira poi l’aria umbra con i secondi: una rivisitazione di faraona alla leccarda con paté di fegato e un filetto di maiale in porchetta e il suo fegatello. Entrambi dalle belle cotture (prima in sottovuoto, poi sulla brace) e ghiotti, come ghiotta è stata in generale tutta la cena. Dessert anche scenografici, realizzati da una pasticcera: una pasta choux con crema di castagne, marron glacé e gelato al caffè, poi un cremoso alla zucca caramellata, “marshmallow” a forma di fungo e mousse di cioccolato fondente.
L’Osteria dello Sportello è uno di quei locali che non perdono fascino col tempo, anzi mentre tutto il mondo fuori corre a ritmi spesso vertiginosi, qui dentro tutto rallenta e si fa placido. Un indirizzo perfetto per chi cerca una cena (o un pranzo) che non sia solo “mangiare bene”, ma anche “stare bene”, all'insegna della qualità, del territorio e del quieto mangiare.


