Da molto tempo ormai, a testimoniare dei grandi passi in avanti compiuti dalla ristorazione di qualità, non è più vero quel patto tacito tra ristoratori con locale in luogo stupendo con panorama mozzafiato ed avventori in soggezione di fronte a tanta bellezza. La scelleratezza del patto tacito consisteva all’incirca nel ristoratore che pareva dire: “al cospetto di tanta bellezza, mica vorrai pure mangiare bene? Suvvia, non ti avveleno, mi paghi un extra per il panorama e finisce qui”. Sì, abbiamo proprio esagerato, ma serviva a dare idea del tempo che fu.

Mai stato così, e come avrebbe potuto essere, a Palazzo Petrucci (stella Michelin), alle falde della famosa collina di Posillipo, a Napoli. Disposto su tre piani, si entra dal “tetto” e con ascensore si scende fino alla spiaggia: ombrelloni per le lunghe estati napoletane.

Palazzo Petrucci Palazzo Petrucci, la solita certezza. Panorama mozzafiato, piatti al top
Palazzo Petrucci

La location e la cucina di Scarallo

Sale ampie, tavoli da sempre ben distanziati tra loro, mise en place in accorto e funzionale understatement. Di lodevole efficienza e di grande garbo le persone di sala. In cucina, a governo di laboriosa brigata, il prode chef Lino Scarallo. Il trino benvenuto dalla cucina, suadentemente raccontato, dà il senso di cosa sarà il memorabile pranzo: paninetto cotto a vapore con porchetta, provola e astice, tartelletta con mousse di mortadella e lime; montanarina. Grissini, pane e saporiti taralli sono fatti in casa.

Imperdibile, un vero signature dish dello chef Lino Scarallo, il tagliolino di calamaro con alghe e vongole veraci. Al calamaro viene richiesto di assumere sembianza di pasta lunga. Il calamaro accetta ben volentieri e non solo svolge bene il ruolo originale, ma ben si guarda dal perdere il suo sapore primigenio: ne sortisce un piccolo capolavoro. Nel calice, seguendo i consigli del maitre sommelier, il Carricante Sicilia Dop fatto da Planeta, impeccabilmente servito.

Lino Scarallo Palazzo Petrucci, la solita certezza. Panorama mozzafiato, piatti al top
Lino Scarallo

A proseguire, le candele tagliate di Gerardo Di Nola in genovese di mare e fonduta di provola: amalgama delizioso con opportuna separatezza di fondo. Nel calice il bianco 33/33/33 di Vallisassoli: uvaggio di tre uve autoctone campane: fiano, greco e coda di volpe, coltivate da Paolo Clemente di Vallisassoli in regime biodinamico.

Candele spezzate con riduzione di genovese, tartare di spigola, fonduta di provola e limone Palazzo Petrucci, la solita certezza. Panorama mozzafiato, piatti al top
Candele spezzate con riduzione di genovese, tartare di spigola, fonduta di provola e limone

Già gioia agli occhi ancor prima che al palato, la triglia alla scarpona, con melanzana e pomodoro. Nel calice, abbinamento che sembra azzardato e che invece si rivela felicissimo, con il Pago dei Fusi Taurasi Docg 2012 fatto da Terredora. Dulcis in fundo, il trionfo della piccola pasticceria: biscotto all’amarena; cioccolatino al latte; testa di moro con cioccolato fondente; macaron allo yogurt. Palazzo Petrucci, compie i tre lustri di attività nel prossimo anno. Ha storia, oramai e ha la grande passione per traguardate scenario prossimo venturo.

L’aperitivo serale, scevro dalla prassi di essere seguito da cena, è già nel novero dell’offering del locale: prevedibile il grande successo. Novità nel termine breve: creazioni da talentuosa applicazione dell’arte bianca arricchiranno ulteriormente l’offering. Si rinnova il sodalizio con Michele Leo. Ulteriore nota: Palazzo Petrucci è tra i pochi ristoranti di Napoli che eroga il servizio di gift card. E’ segnale vistoso di quanto efficacemente ci si proietta verso la nuova ristorazione.