Andrea Rossetti, dal Brasile al "laboratorio" dell'Osteria V
Dopo lo stage al Dom (2 stelle Michelin), lo chef riparte dal locale dei fratelli Pojana dove ha conquistato i 2 Cappelli dela Guida de l'Espresso. Nei piatti, tradizione veneta e sperimentazione
Tu chiamale se vuoi... evoluzioni. Possiamo così sintetizzare le visioni di Andrea Rossetti presso l'Osteria V, laboratorio culinario di ricerca e innovazione alla riscoperta del territorio, spin off ospitato nel ben più conosciuto ristorante Antico Veturo, a Trebaseleghe (Pd) immerso nella campagna veneta in un crocevia di tre province (Padova-Treviso-Venezia) ognuna delle quali connotata da tradizioni culinarie differenti e consolidate. A tenerle insieme il nome Veturo, termine che non si usa più del dialetto padovano ma che significa tino, un grande vaso/contenitore dove si pigiava l’uva (deriva dal latino “vectare” ovvero trasportare, poiché una volta i grossi tini venivano usati anche per trasportare l'uva o il mosto, ndr).
Dall'esperienza in Brasile al ritorno in Italia all'Osteria V
Andrea Rossetti approda all'Osteria V nell'autunno del 2020, reduce da uno stage al Dom (2 stelle Michelin) presso la cucina di Alex Atala, a San Paolo in Brasile: «Sono partito l'1 gennaio dello scorso anno e immediatamente sono stato catapultato in un altro mondo fatto di ritmi e sapori diversi, stupito dalla quantità e varietà di ingredienti provenienti dall’Amazzonia; tra le cose che mi hanno colpito di più, oltre a grandi varietà di frutta che non conoscevo, il miele dell'Amazzonia, molto più liquido e fluido rispetto a quelli che siamo abituati a vedere», racconta Rossetti che è rientrato in Italia con l'ultimo volo disponibile a fine marzo 2020.Visioni culinarie che valgono i 2 Cappelli
In attesa dei nuovi piatti estivi e fresco dei 2 Cappelli de la Guida de l’Espresso, Andrea Rossetti all’Osteria V ha voluto dare un senso alle sue "visioni" culinarie con il totale sostegno dei titolari, i fratelli Federico e Filippo Pojana, esprimendo in pieno l'arte di presentare un piatto nella sua semplicità, ma che in sé racchiude tecniche non indifferenti come ad esempio Variazione di patate e carciofi con uova di quaglia che lo rappresenta in pieno: accanto a un uovo di quaglia centenario ecco le mille sfumature di patate soffiate, arrostite, in crema, pralinate (chiedetegli la tecnica della pralinazione...) e i carciofi si presentano fritti, in gelatina, croccanti e in crema. Spaziale! «Al Dom ho perfezionato l’uso della tecnica, non fine a se stessa o coreografica, ma studiata e funzionale per trarre il meglio da ogni elemento, nobile o scarto che sia, per l’equilibrio e la completezza di un piatto», racconta lo chef.
Un omaggio a Verona con lo sfilaccio di costine di cavallo
Altro piatto interessante sotto diversi aspetti è la Pastissada di cavallo con scorzonera, salsa di patate e lattuga, un omaggio dei Fratelli Pojana al piatto del buon ricordo del Ristorante 12 Apostoli di Verona, esempio di come un piatto di tradizione, lo sfilaccio di costine di cavallo, venga riproposto in chiave moderna con lo scorzonera glassato e salsa di lattuga (una realizzazione che non è una passeggiata, tutt’altro) e dal suo fondo. È curioso trovare in questo angolo di terra fra le tre province di Padova, Treviso e Venezia, un piatto storico di un’altra provincia veneta, Verona, che nasce al temine della sanguinosa battaglia tra Teodorico e Odoacre (siamo nel V secolo dC): per non sprecare le carni dei numerosi cavalli morti e conservarla a lungo venne fatta macerare in vino, spezie e aromi, per poter sfamare nel tempo. Come dire dalla guerra alla tavola, passando per la lenta cucina... ancora oggi all’Osteria V.


