Piatti tipici
A Ophis, taccù e chichì principi del menu
Il ristorante sorge a Offida, non distante da Ascoli Piceno e dalle coste del Mar Adriatico. Lo chef Daniele Citeroni Maurizi valorizza i piatti tipici del posto
Siamo ad Offida, in uno dei borghi più belli d’italia, a metà strada tra Ascoli Piceno ed il Mar Adriatico. La città si trova nell’entroterra ascolano, su una suggestiva altura marchigiana che nel corso dei secoli è stata palcoscenico di tante battaglie tra Ascoli e Fermo, tra Guelfi e Ghibellini. Qui nel centro storico avvolto dalla fortezza militare, troviamo il ristorante Ophis, nome che identifica il borgo medievale di Offida, a sancire il legame stretto e fruttifero che unisce la tradizione e l’innovazione dello chef Daniele Citeroni Maurizi con il territorio. L’unione con le materie prime ed il territorio le ritroviamo ancora oggi nel menu con i piatti identificativi offidani, come i taccù, formato di pasta tipico della tradizione ed il mini chichì ripieno: calzone ripieno di tonno e sottaceti specialità del paese.
Oggi l’Osteria Ophis è una delle migliori espressioni della trattoria italiana vantando diversi riconoscimenti e conferme come la 18° posizione nella classifica 50Top Italy con il premio all’innovazione e al servizio d’eccellenza, i Tre Gamberi nella guida Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso, il Bib Gourmand nella guida Michelin, il cappello nella guida dell’Espresso e la chiocciola della Slow Food.
L'intervista a Daniele Citeroni Maurizi
Come ti descrivi in tre parole?
Tenace, convinto e schietto
Come nasce la tua passione per la cucina e quale valore rappresenta?
Tutto ha inizio fin da bambino, molto bambino, con le nonne che preparavano il pranzo della domenica tramandandomi la passione per la cucina, la stessa che ancora oggi rappresenta l’elemento più importante della mia professione.
Cosa devono esprimere i tuoi piatti?
Il sapore, il profumo di una storia, di una tradizione ma con gli abiti del nuovo millennio.
Quanto è importante per te il territorio e gli ingredienti che selezioni per le tue creazioni?
Il territorio con i suoi ingredienti rappresentano le lettere dell’alfabeto che mi permettono di descrivere al meglio i miei piatti.
Qual è l'ingrediente che non potrebbe mai mancare nella tua cucina?
L’olio extra vergine di Oliva.
Ci racconti del tuo piatto del cuore, quello che più ti identifica, cosa lo rende unico e se lo rivisiteresti in futuro?
Il piccione è la rappresentazione globale del mio lavoro, del mio pensiero e della mia curiosità, in quanto la materia prima subisce una fusione tra il sapore targato anni ’70 e le nuove tecniche di cottura. Ogni anno che passa vorrei far trasmettere ai miei piatti, con la ricerca e l’innovazione, la giovinezza e non la vecchiaia di una pietanza non più utilizzata.
Parlando di lavoro di squadra, quanto conta la sintonia tra lo chef e la brigata di cucina e di sala?
Il gioco di squadra e la condivisione dei progetti sono alla base della riuscita di un ristorante, tutto ciò che porta innovazione e cambiamento all’interno dell’attività viene condiviso con tutto il gruppo in quanto per me le risorse umane rappresentano sempre il primo posto.
Il tuo ristorante ha un posto speciale nel tuo cuore, raccontaci alcuni momenti che ricordi ancora quando hai aperto e quali sono state le tue maggiori sfide quando hai iniziato.
Con il ristorante cavalchiamo ormai da 21 anni lo stesso tempo e lo stesso percorso. Diverse sono state le sfide effettuate e non nascondo che molte anche con esito positivo. Una su tutte sicuramente la continua voglia di migliorarsi e cambiare passo ogni qualvolta mi formo su nuove tecniche o lavoro con materie prime di alto livello. Sono un fautore del territorio quindi quando ne ho la possibilità preferisco far conoscere le eccellenze della mia terra tenendo conto sempre della stagionalità.
Progetti ed ambizioni per il futuro?
Mi piacerebbe vedermi in collina con il mio ristorante Ophis.


