Taormina, pescato e verdure bio per il nuovo corso de La Capinera
Lo stellato sul mare di Pietro D’Agostino ha riaperto il 29 maggio senza dover rinunciare a coperti. La cucina di pesce e l’orto le linee guida. E l’11 giugno ricomincia anche Kisté
La Capinera, una stella Michelin a Taormina mare, ha riaperto la sua terrazza il 29 maggio. Soddisfatto Pietro D’Agostino, che non ha mai mollato il timone nei due mesi e mezzo che hanno tenuto all'ormeggio il suo ristorante.

«Vivo in campagna - racconta il cuoco - e di mattina mi sono dedicato all’orto, mentre il pomeriggio ho sempre fatto il punto con la squadra: ci siamo incontrati via web e abbiamo analizzato la situazione e studiato il menu estivo. Dall’80% di materie prime bio siamo passati al 99,9%. Tanto pescato impreziosito di verdure, ma anche ricette a base di carne da allevamenti locali biologici. Questa chiusura forzata ci deve comunque far riflettere. Il mare, per esempio, è cambiato. È come se i pesci si fossero tranquillizzati e si pescano ricciole o dentici meravigliosi».

La riapertura, per La Capinera di Pietro D’Agostino, è stato un ritrovarsi senza problemi. «Lavoro con clientela siciliana, fedele da anni - spiega - Siamo legati da un rapporto di amicizia e di stima. Quando ho inviato la comunicazione che si ricominciava sono arrivate subito le prenotazioni. E stanno continuando, anche da clienti tedeschi e svizzeri. Rispettiamo tutte le regole imposte dalla normativa, ma non abbiamo dovuto limare coperti: la distanza tra i tavoli c’è sempre stata». E la terrazza, aggiungiamo noi, anche psicologicamente, oltre a essere invitante è rassicurante.
L’11 giugno D’Agostino “libera” anche il suo secondo luogo, l’easy gourmet Kisté nel centro storico di Taormina; cucina di ricerca, ma meno aulica. «Ho optato per l’11 – annota – perché è il mio numero fortunato. Era un 11 quando ho aperto La Capinera, l’11 dicembre del 2003».
Per chi ama interpretare i numeri il piatto è servito.
Per informazioni: www.pietrodagostino.it

Pietro D'Agostino
«Vivo in campagna - racconta il cuoco - e di mattina mi sono dedicato all’orto, mentre il pomeriggio ho sempre fatto il punto con la squadra: ci siamo incontrati via web e abbiamo analizzato la situazione e studiato il menu estivo. Dall’80% di materie prime bio siamo passati al 99,9%. Tanto pescato impreziosito di verdure, ma anche ricette a base di carne da allevamenti locali biologici. Questa chiusura forzata ci deve comunque far riflettere. Il mare, per esempio, è cambiato. È come se i pesci si fossero tranquillizzati e si pescano ricciole o dentici meravigliosi».

"O sgombro mio"
La riapertura, per La Capinera di Pietro D’Agostino, è stato un ritrovarsi senza problemi. «Lavoro con clientela siciliana, fedele da anni - spiega - Siamo legati da un rapporto di amicizia e di stima. Quando ho inviato la comunicazione che si ricominciava sono arrivate subito le prenotazioni. E stanno continuando, anche da clienti tedeschi e svizzeri. Rispettiamo tutte le regole imposte dalla normativa, ma non abbiamo dovuto limare coperti: la distanza tra i tavoli c’è sempre stata». E la terrazza, aggiungiamo noi, anche psicologicamente, oltre a essere invitante è rassicurante.
L’11 giugno D’Agostino “libera” anche il suo secondo luogo, l’easy gourmet Kisté nel centro storico di Taormina; cucina di ricerca, ma meno aulica. «Ho optato per l’11 – annota – perché è il mio numero fortunato. Era un 11 quando ho aperto La Capinera, l’11 dicembre del 2003».
Per chi ama interpretare i numeri il piatto è servito.
Per informazioni: www.pietrodagostino.it


