Piatti della tradizione e dolci d'autore. Osteria dell'Ingegno raddoppia a Roma
Parlare di semplicità e di ritorno alla tradizione non è riduttivo per definire l'offerta della nuovissima Osteria dell’Ingegno, soprattutto se il menu nasce dal talento di Daniel Celso
Daniel arriva dopo anni passati nell'altro locale della proprietà di piazza di Pietra 45. Non c'è stato un distacco tra i due locali con un cambio di nome. Con Daniel Celso è arrivata la giovane pastry chef Alessandra D'Amato, di consolidata esperienza.

La nuova apertura risponde all'esigenza di proporre una cucina piu` definita e autentica fuori dal centro storico della Capitale, come afferma Giacomo Nitti, uno dei proprietari e soci. «Volevamo - dice - uno spazio che fosse molto personale, di carattere, anche a rischio di non piacere a nessuno, rispettando la tradizione romana, sviluppandola con moderne e innovative tecniche culinarie, ma salvaguardandone l’anima».
Questa nuova Osteria dell’Ingegno e` stata completamente progettata come una scatola con il compito di valorizzarne il contenuto. A differenza dell'altra, dallo stile newyorkese e dal design avveniristico, aperta alla fine degli anni ’90, vuole riprodurre nell'aspetto e nei contenuti il salotto di casa, secondo l'idea dello scomparso scenografo e artigiano Pierluigi Manetti: un ambiente rassicurante e piacevole dove gustare del cibo buono e sano, offerto con gentilezza. Il camino, i lampadari e gli arredi sono tutti pezzi originali che sembrano usciti da un’istantanea degli anni ‘70, con un vintage piu` ricercato. Tra i 70 coperti, come in una mostra permanente, spiccano le opere in cartapesta di Manetti.

Dopo la collaborazione con Tommaso Pennestri e le sfide stellate al fianco di Cristina Bowerman e Lele Usai, Daniel Celso è pronto ad una nuova sfida: riallacciarsi al concetto semplice e piu` popolare di ristorazione mettendo la sua tecnica al servizio della tradizione, proponendo piatti iconici, rivisitati senza sconvolgimenti.
«La nostra - dice lo chef - e` una trattoria moderna: nulla di piu` classico, nulla di piu` rivoluzionario». Un locale diverso dai ristoranti gourmand, l'offerta giusta per chi, prima di conoscere questo locale, non sapeva dove andare a mangiare senza troppe sofisticazioni. Ma il menu è tutt'altro che limitato. Tra gli antipasti sono da provare il Crocchè di baccalà, pinoli e uvetta con insalatina di puntarelle e la Tiella di Gaeta alle scarole, accompagnata da battuto d’alici e caciocavallo. Oltre gli intramontabili primi romani, nel menu invernale ci sono Spaghettoni aio e oio, colatura, cime di rapa e briciole di tarallo, Polenta morbida al sugo di spuntature di cinta senese e Gnocchi di ricotta e cavolo nero, burro, salvia e crema di zucca.

Di sostanza la Guancia piemontese brasata, patate al burro, rafano e giardiniera di verza viola e sfizioso l'Ovetto bio da allevamento all’aperto dei Monti Cimini con funghi cardoncelli, tartufo nero uncinato e pecorino dolce. Novità assoluta ma ritorno al passato è l'uso del Pannicolo, il diaframma di manzo, il muscolo piu` tonico e morbido di tutto l’animale, poco apprezzato dopo gli anni '60. Qui viene servito alla brace, con radicchio tardivo e crudo di capra. Protagonista anche il pane fatto in casa: un filone semi-integrale, una focaccia e i grissini torinesi fatti a mano per l’amuse bouche.
Particolarmente sensibile all’origine e alla stagionalita` dei prodotti, l'Osteria dell’Ingegno utilizza fornitori in grado di offrire materie prime di altissima qualita`: "Orme, valori agricoli ritrovati" per verdure fresche dell’orto e le carni, "Pastificio Lagano" per pasta secca di altissimo valore prodotta nel Lazio, "Franco Gizzi", scopritore di salumi e formaggi artigianali. In cantina un centinaio di etichette con una selezione di vini laziali e nuove proposte di etichette biologiche e naturali e vini alla mescita in continua evoluzione, proposti da Giacomo Nitti.

Al dessert comincia una nuova, graditissima esperienza con Alessandra D’Amato, che non ha voluto toccare neanche un po' la classica ricetta del tiramisu` che, dice, «deve deve essere tale. tutte le sue variazioni sono altri dolci». Uscita qualche anno fa dalla Scuola di pasticceria Les Chefs Blancs, ha cominciato a girare il mondo per poi sentire il richiamo della lievitazione, sviluppando il suo amore per il pane con corsi amatoriali. Alle spalle ha esperienze da De Bellis, Bonci e al Tino di Daniele Usai e conserva una collaborazione con “Cuochi senza barriere”.
Ma come vede la pastry chef la moderna pasticceria? «Ci siamo concentrati sul buono. Vogliamo - sottolinea - che la gente chieda il bis». La lista dei dolci è modesta, ma valgono tutti l’assaggio: il Cannolo di ricotta, scorzette d’arancia e pistacchio, l’intramontabile Tarte Tartin di mele e pere, anice stellato e creme frai^che, in carta anche a piazza di Pietra e da sempre simbolo dell’Osteria dell’Ingegno.

In sala Pino Mannarino con Maria, Mirella e Rosy contribuiscono a far sentire i clienti ospiti davvero graditi. Aperto dal martedì al giovedì solo cena, mentre dal venerdì alla domenica anche a pranzo. La carta cambia continuamente, soprattutto quella legata all'asta del pescato.
Per informazioni: www.osteriadellingegno.com

La nuova apertura risponde all'esigenza di proporre una cucina piu` definita e autentica fuori dal centro storico della Capitale, come afferma Giacomo Nitti, uno dei proprietari e soci. «Volevamo - dice - uno spazio che fosse molto personale, di carattere, anche a rischio di non piacere a nessuno, rispettando la tradizione romana, sviluppandola con moderne e innovative tecniche culinarie, ma salvaguardandone l’anima».
Questa nuova Osteria dell’Ingegno e` stata completamente progettata come una scatola con il compito di valorizzarne il contenuto. A differenza dell'altra, dallo stile newyorkese e dal design avveniristico, aperta alla fine degli anni ’90, vuole riprodurre nell'aspetto e nei contenuti il salotto di casa, secondo l'idea dello scomparso scenografo e artigiano Pierluigi Manetti: un ambiente rassicurante e piacevole dove gustare del cibo buono e sano, offerto con gentilezza. Il camino, i lampadari e gli arredi sono tutti pezzi originali che sembrano usciti da un’istantanea degli anni ‘70, con un vintage piu` ricercato. Tra i 70 coperti, come in una mostra permanente, spiccano le opere in cartapesta di Manetti.

Dopo la collaborazione con Tommaso Pennestri e le sfide stellate al fianco di Cristina Bowerman e Lele Usai, Daniel Celso è pronto ad una nuova sfida: riallacciarsi al concetto semplice e piu` popolare di ristorazione mettendo la sua tecnica al servizio della tradizione, proponendo piatti iconici, rivisitati senza sconvolgimenti.
«La nostra - dice lo chef - e` una trattoria moderna: nulla di piu` classico, nulla di piu` rivoluzionario». Un locale diverso dai ristoranti gourmand, l'offerta giusta per chi, prima di conoscere questo locale, non sapeva dove andare a mangiare senza troppe sofisticazioni. Ma il menu è tutt'altro che limitato. Tra gli antipasti sono da provare il Crocchè di baccalà, pinoli e uvetta con insalatina di puntarelle e la Tiella di Gaeta alle scarole, accompagnata da battuto d’alici e caciocavallo. Oltre gli intramontabili primi romani, nel menu invernale ci sono Spaghettoni aio e oio, colatura, cime di rapa e briciole di tarallo, Polenta morbida al sugo di spuntature di cinta senese e Gnocchi di ricotta e cavolo nero, burro, salvia e crema di zucca.

Daniel Celso e Alessandra D'Amato
Di sostanza la Guancia piemontese brasata, patate al burro, rafano e giardiniera di verza viola e sfizioso l'Ovetto bio da allevamento all’aperto dei Monti Cimini con funghi cardoncelli, tartufo nero uncinato e pecorino dolce. Novità assoluta ma ritorno al passato è l'uso del Pannicolo, il diaframma di manzo, il muscolo piu` tonico e morbido di tutto l’animale, poco apprezzato dopo gli anni '60. Qui viene servito alla brace, con radicchio tardivo e crudo di capra. Protagonista anche il pane fatto in casa: un filone semi-integrale, una focaccia e i grissini torinesi fatti a mano per l’amuse bouche.
Particolarmente sensibile all’origine e alla stagionalita` dei prodotti, l'Osteria dell’Ingegno utilizza fornitori in grado di offrire materie prime di altissima qualita`: "Orme, valori agricoli ritrovati" per verdure fresche dell’orto e le carni, "Pastificio Lagano" per pasta secca di altissimo valore prodotta nel Lazio, "Franco Gizzi", scopritore di salumi e formaggi artigianali. In cantina un centinaio di etichette con una selezione di vini laziali e nuove proposte di etichette biologiche e naturali e vini alla mescita in continua evoluzione, proposti da Giacomo Nitti.

Al dessert comincia una nuova, graditissima esperienza con Alessandra D’Amato, che non ha voluto toccare neanche un po' la classica ricetta del tiramisu` che, dice, «deve deve essere tale. tutte le sue variazioni sono altri dolci». Uscita qualche anno fa dalla Scuola di pasticceria Les Chefs Blancs, ha cominciato a girare il mondo per poi sentire il richiamo della lievitazione, sviluppando il suo amore per il pane con corsi amatoriali. Alle spalle ha esperienze da De Bellis, Bonci e al Tino di Daniele Usai e conserva una collaborazione con “Cuochi senza barriere”.
Ma come vede la pastry chef la moderna pasticceria? «Ci siamo concentrati sul buono. Vogliamo - sottolinea - che la gente chieda il bis». La lista dei dolci è modesta, ma valgono tutti l’assaggio: il Cannolo di ricotta, scorzette d’arancia e pistacchio, l’intramontabile Tarte Tartin di mele e pere, anice stellato e creme frai^che, in carta anche a piazza di Pietra e da sempre simbolo dell’Osteria dell’Ingegno.

In sala Pino Mannarino con Maria, Mirella e Rosy contribuiscono a far sentire i clienti ospiti davvero graditi. Aperto dal martedì al giovedì solo cena, mentre dal venerdì alla domenica anche a pranzo. La carta cambia continuamente, soprattutto quella legata all'asta del pescato.
Per informazioni: www.osteriadellingegno.com


