Si tratta del primo progetto organico di restauro, valorizzazione e gestione dei beni nell'Italia delle terre alte e nelle aree interne: dalle Alpi agli Appennini fino ai Nebrodi, alle Madonie, al Gennargentu. L'obiettivo, nell'arco di dieci anni, è di acquisire in quota una serie di beni avviando il restauro delle architetture, la sistemazione dei terreni dei pascoli e dei boschi, ma anche pratiche di produzioni lattiero casearie secondo storia e tradizioni locali in una chiave di sostenibilità ambientale.

(Il Fai riscopre le bellezze in quota e lancia il Progetto Alpe)

Nel telegramma di saluti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricordato che «l'iniziativa testimonia la consapevolezza della necessità di delineare forme di intervento che nel rispetto degli equilibri naturali del contesto montano, siano in grado di coniugare approcci innovativi nella programmazione degli investimenti e nel sostegno di politiche inclusive con azioni di ripristino e di recupero delle attività tradizionali». Dopo i Luoghi del cuore, il Fai si lancia in questa nuova avventura con l'intento di coinvolgere i 7.800 volontari italiani iscritti al Fondo, 2.800 dei quali in Lombardia.

(Il Fai riscopre le bellezze in quota e lancia il Progetto Alpe)
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme al presidente Fai Andrea Carandini

«Essi potranno occuparsi della porzione di alpeggio - ha detto il presidente Fai, Andrea Carandini - presente nella loro regione. Cosi gli italiani e gli stranieri impareranno a vedere, conoscere, frequentare, amare, riabitare e riabilitare questa parte di paese dimenticata e che, proprio per questo, meno investita dalla globalizzazione che rende tutto omogeneo e dalla speculazione edilizia che sconcia in modo irreparabile».

Questi i progetti di intervento: il Rifugio Torino Vecchio a Punta Hellbroner sul Monte Bianco a Courmayeur, le Baite Daverio in Val d'Otro ad Alagna in Valsesia (Vercelli) e l'alpeggio Sylvenoire a Cogne (Aosta). Attualmente il Fai possiede e gestisce tra i suoi 61 beni, anche vari alpini: un pascolo di 500 ettari con una malga  sul massiccio del Monte Grappa a Quero, un pascolo di 200 ettari  sulle Alpi Pedroria e Madrera a Talamona, Sondrio; un mulino seicentesco a Roncobello, frazione Bàresi in Val Brembana nella bergamasca e, ancora, un maso nei pressi del parco naturale dell'Adamello, un’azienda agricola nel parco delle Cinque Terre a punta Mesco infine, una riserva sui Giganti della Sila nell'Appenino Calabrese, a Spezzano.

Combattere le nuove periferie destinate alla marginalità a causa soprattutto del dissesto idrogeologico e dell'abbandono: queste le sfide per i volontari del Fai ai quali spetta il compito di rilanciare l'Italia sopra i 1.000 metri.

Per informazioni: www.fondoambiente.it