Da serbatoio idrico a bistrot. A Borgo50 tra mito e gusto mediterraneo
Siamo nei dintorni di Pozzuoli (Na) nei Campi Flegrei, terra cantata da Omero e Virgilio. Di fronte al Castello di Baia, un dismesso serbatoio idrico è stato ripristinato fino a farlo divenire un bistrot: Borgo50
Il Castello di Baia ha origini aragonesi. Baia fu luogo chich di villeggiatura della Roma imperiale, con guizzi di turismo enogastronomico ante litteram. Qui avevano le loro ville Orata, Lucullo, Trimalcione. E poi la storia di qualche decennio addietro: cisterne e serbatoi per sopperire ala carenze idriche di tempi belligeranti.

Autori dell’opera di recupero di uno dei serbatoi, la famiglia Mazzella: il papà Ferdinando ed i figli Erasmo e Rosario. In giunzione le loro mansioni, creano affiatato team di conduzione. A guidare la sala, servizio meticoloso e professionale, il direttore Giuseppe Carannante. In cucina la brigata è valentemente condotta dal prode cuoco Nicola Scotto Di Luzio.
Curati gli spazi interni, confortevoli ed ammalianti in stagione gli spazi esterni: cenare avendo il Castello di Baia di fronte ed Ulisse ed Enea nel cuore delle rimembranze che costituiscono le nostre radici ed i nostri ancoraggi. Anche Ulisse ed Enea furono migranti.

Si elabora e si trasforma, delicata la mano, robusto l’expertise, quanto proviene dall’orto e quanto proviene dal mitico mare, sorta di miglio nautico 5 (altro che km zero!), dacché la gran parte della fauna ittica è pescata nel tratto di mare che separa la terraferma dalle dirimpettaie isole di Procida e di Ischia.
Crudo, freschissimo: abbattitore rigorosamente in funzione. Nicola Scotto Di Luzio ci porge benvenuto ghiotto con Cannolo di pane stirato alle cicerchie con pesto di cozze del Fusaro e zest di limone; Gallette soffiate di segale con velluto di gambero Viola; Mezzo Pacchero piastrato farcito con ombrina con perle di tapioca.

Di spiaccata gradevolezza i due antipasti: Selezione fusion di crudi del Borgo; Alice marinata in aceto di fragoline, su pomodoro di Sorrento e arancia. Nel calice, in gagliardo abbinamento, il Puro 2017 da sole uve verdeca by Tenuta Marano.
Buona esecuzione del primo: Spaghettone alla buona donna con ricciola, olive nere di Gaeta e capperi di Salina. Elogio della sponda tirrenica centromeridionale del nostro Mediterraneo. Altro ben fatto abbinamento da altra etichetta di Tenuta Marano: None Negroamaro Rosato 2017.

A compimento di sì sontuosa cena una dolce creazione: il Baborgo, ovvero il babà napoletano con cuore di gelatina alla fragola su crumble al cioccolato. A tale ottimo dolce si abbina il Carlo V, spumante dolce rosé by Tenuta Marano.
Lode alla famiglia Mazzella ed al loro team: la storia, magistra vitae, ad indicare nella quotidianità la strada da voler percorrere erogando qualità a coloro che sanno cercarla, trovarla ed indi apprezzarla.
Per informazioni: www.borgo50.it

Autori dell’opera di recupero di uno dei serbatoi, la famiglia Mazzella: il papà Ferdinando ed i figli Erasmo e Rosario. In giunzione le loro mansioni, creano affiatato team di conduzione. A guidare la sala, servizio meticoloso e professionale, il direttore Giuseppe Carannante. In cucina la brigata è valentemente condotta dal prode cuoco Nicola Scotto Di Luzio.
Curati gli spazi interni, confortevoli ed ammalianti in stagione gli spazi esterni: cenare avendo il Castello di Baia di fronte ed Ulisse ed Enea nel cuore delle rimembranze che costituiscono le nostre radici ed i nostri ancoraggi. Anche Ulisse ed Enea furono migranti.

Il Crudo
Si elabora e si trasforma, delicata la mano, robusto l’expertise, quanto proviene dall’orto e quanto proviene dal mitico mare, sorta di miglio nautico 5 (altro che km zero!), dacché la gran parte della fauna ittica è pescata nel tratto di mare che separa la terraferma dalle dirimpettaie isole di Procida e di Ischia.
Crudo, freschissimo: abbattitore rigorosamente in funzione. Nicola Scotto Di Luzio ci porge benvenuto ghiotto con Cannolo di pane stirato alle cicerchie con pesto di cozze del Fusaro e zest di limone; Gallette soffiate di segale con velluto di gambero Viola; Mezzo Pacchero piastrato farcito con ombrina con perle di tapioca.

Nicola Scotto Di Luzio
In appropriato calice, ben servito, il sorprendente Baldassarri brut, spumante Brut Bianco Blanc de Noir 2017 da sole uve Negroamaro, fatto da Tenuta Marano e presentato lodevolmente dalla giovane patronne Rosa Marano.Di spiaccata gradevolezza i due antipasti: Selezione fusion di crudi del Borgo; Alice marinata in aceto di fragoline, su pomodoro di Sorrento e arancia. Nel calice, in gagliardo abbinamento, il Puro 2017 da sole uve verdeca by Tenuta Marano.
Buona esecuzione del primo: Spaghettone alla buona donna con ricciola, olive nere di Gaeta e capperi di Salina. Elogio della sponda tirrenica centromeridionale del nostro Mediterraneo. Altro ben fatto abbinamento da altra etichetta di Tenuta Marano: None Negroamaro Rosato 2017.

Le Alici
Fuori di cucina, alla griglia all’aperto, il cuoco si prodiga abilmente portando ad impeccabile cottura, ergonomici i tranci grigliati, una freschissima Ombrina guarnita con scacchiera di carote multicolore e melanzana graffiti in osmosi.A compimento di sì sontuosa cena una dolce creazione: il Baborgo, ovvero il babà napoletano con cuore di gelatina alla fragola su crumble al cioccolato. A tale ottimo dolce si abbina il Carlo V, spumante dolce rosé by Tenuta Marano.
Lode alla famiglia Mazzella ed al loro team: la storia, magistra vitae, ad indicare nella quotidianità la strada da voler percorrere erogando qualità a coloro che sanno cercarla, trovarla ed indi apprezzarla.
Per informazioni: www.borgo50.it


