Il posto del cuore Al Ficodindia, Sicilia mon amour
Può un architetto farti innamorare di un ristorante siciliano? Sì. Daniela Tortello professionista di spessore, mi ha fatto scoprire un suo capriccio lungo undici anni; il ristorante Al Ficodindia
Nella Milano nascosta, vicino ai Navigli, in zona Ticinese, ha creato per passione e amore questo ristorante di gattopardiano sapore nel 2007, con l'intento di dare alla cucina siciliana un’allure più gourmand. Così, trascinata dalla vulcanica Daniela, eccomi una sera di febbraio a varcare la soglia del locale: dehor dai toni caldi, dove domina il rosso scuro: nelle sedute, nei tendaggi e nelle tappezzerie che ravvivano questo spazio raccolto e intimo, simile a un salotto della Sicilia ottocentesca, dal sapore di fichi d’India e dal profumo d’arancio.

Alle pareti una collezione preziosa di acqueforti di paesaggi siciliani e canzoni d’antan come sottofondo. Daniela, veneta di nascita, mi racconta del suo amore per la Sicilia, le isole Eolie, la cucina, il vino e le persone, versandomi un calice di prosecco di Franciacorta (unica eccezione; tutti i vini della nutrita cantina sono Donnafugata). Poi mi presenta il cuoco Alessandro Ilacqua, siciliano trentottenne approdato da poco qui, con un curriculum di tutto rispetto: cuoco globetrotter, si è fatto le ossa in Australia, Thailandia, Cambogia, Norvegia, Londra e Svizzera, dove tuttora vive sul lago di Lugano. Mi dice Alessandro: «Viaggiare mi ha permesso di crescere professionalmente e di mixare nuovi ingredienti con quelli tipici della cucina siciliana. Qui ho creato un menu limitato ma molto curato e attento alle guide alimentari del momento. Un percorso di gusti e sapori che si integrano appieno fra loro, dagli antipasti ai dolci. Ma sempre dal cuore profondamente siciliano».
Dopo, comincia a portare a tavola alcuni assaggi strabilianti: fettine di pancia di maiale glassata cotta per 83 ore a 63 gradi, bruschettine di pane al carbone attivo con melanzane al forno, aglio, menta, pepe rosso e fiori di zucca. E ancora cicoria ripassata in padella con scaglie di pecorino, olio di basilico e quinoa soffiata. Non vogliamo dimenticare i croccanti totanetti, spadellati, con sauté di verdure, la panzanella di tonno appena scottato, al sesamo e con salsa di barbabietole. I primi sono abbondanti, io mi butto con decisione sullo spaghetto grosso con vongole, cime di rape e pomodoro di pachino polverizzato. Tra i secondi risaltano la guancia di manzo con verdura verde ripassata e patate sabbiate viola, gialle e arancio, il carre` d’agnello, spuma di patata al tartufo e verdure spadellate; polpo arrosto con patate schiacciate al limone e acqua di stracciatella.

E infine i dolci, apoteosi finale: tortino di cioccolato al cuore morbido, cassata siciliana classica, cannolo grande/piccolo e dulcis in fundo la macedonia secca, che non si può spiegare ma va assaggiata a tutti i costi. Il tutto annaffiato da una selezione di vini Donnafugata fra cui il Brut rosè millesimato 2013, di picevole struttura e finezza: il mio preferito. Ho deciso che Al Ficodindia non può che entrare senza ombra di dubbio nei miei posti del cuore, dove oltre a mangiare da re, sei coccolato e viziato come non mai!
Foto: MatteoPlatania
Per informazioni: www.ristorantealficodindia.it

Alle pareti una collezione preziosa di acqueforti di paesaggi siciliani e canzoni d’antan come sottofondo. Daniela, veneta di nascita, mi racconta del suo amore per la Sicilia, le isole Eolie, la cucina, il vino e le persone, versandomi un calice di prosecco di Franciacorta (unica eccezione; tutti i vini della nutrita cantina sono Donnafugata). Poi mi presenta il cuoco Alessandro Ilacqua, siciliano trentottenne approdato da poco qui, con un curriculum di tutto rispetto: cuoco globetrotter, si è fatto le ossa in Australia, Thailandia, Cambogia, Norvegia, Londra e Svizzera, dove tuttora vive sul lago di Lugano. Mi dice Alessandro: «Viaggiare mi ha permesso di crescere professionalmente e di mixare nuovi ingredienti con quelli tipici della cucina siciliana. Qui ho creato un menu limitato ma molto curato e attento alle guide alimentari del momento. Un percorso di gusti e sapori che si integrano appieno fra loro, dagli antipasti ai dolci. Ma sempre dal cuore profondamente siciliano».
Dopo, comincia a portare a tavola alcuni assaggi strabilianti: fettine di pancia di maiale glassata cotta per 83 ore a 63 gradi, bruschettine di pane al carbone attivo con melanzane al forno, aglio, menta, pepe rosso e fiori di zucca. E ancora cicoria ripassata in padella con scaglie di pecorino, olio di basilico e quinoa soffiata. Non vogliamo dimenticare i croccanti totanetti, spadellati, con sauté di verdure, la panzanella di tonno appena scottato, al sesamo e con salsa di barbabietole. I primi sono abbondanti, io mi butto con decisione sullo spaghetto grosso con vongole, cime di rape e pomodoro di pachino polverizzato. Tra i secondi risaltano la guancia di manzo con verdura verde ripassata e patate sabbiate viola, gialle e arancio, il carre` d’agnello, spuma di patata al tartufo e verdure spadellate; polpo arrosto con patate schiacciate al limone e acqua di stracciatella.

E infine i dolci, apoteosi finale: tortino di cioccolato al cuore morbido, cassata siciliana classica, cannolo grande/piccolo e dulcis in fundo la macedonia secca, che non si può spiegare ma va assaggiata a tutti i costi. Il tutto annaffiato da una selezione di vini Donnafugata fra cui il Brut rosè millesimato 2013, di picevole struttura e finezza: il mio preferito. Ho deciso che Al Ficodindia non può che entrare senza ombra di dubbio nei miei posti del cuore, dove oltre a mangiare da re, sei coccolato e viziato come non mai!
Foto: MatteoPlatania
Per informazioni: www.ristorantealficodindia.it


