Organizzato sabato 27 gennaio al ristorante Perché di Roncade (Tv) ha visto come protagonisti Renato Malaman, giornalista scrittore con all’attivo oltre 110 viaggi, e Antonia Arslan, simbolo della comunità italo-armena, autrice nel 2014 de “La masseria delle allodole”, libro tradotto in 24 lingue e vincitore di numerosi premi letterari, da cui i fratelli Taviani ne hanno tratto l’omonimo film.

Renato Malaman e Antonia Arslan (Armenia tra storia, cultura e tradizioni Cena tipica ricordando il genocidio)
Renato Malaman e Antonia Arslan

Antonia Arslan è una donna piccola nell’aspetto ma di una intrinseca grandiosità ed energia, che concentrano forza d’animo e intensa sensibilità. Snocciola con garbo e determinazione ricordi di famiglia, aneddoti e dati storici su quello che è stato il primo grande massacro “scientificamente programmato e organizzato”, ad opera del governo dei Giovani Turchi all’inizio del secolo scorso, causando la morte di oltre 1 milione e 500mila armeni.

Un tristissimo capitolo di storia recente, in cui l’Armenia stessa, primo stato cristiano al mondo, fu privata di una gran parte del suo territorio, compreso il Monte Ararat, simbolo della propria cultura. A questo va aggiunto il negazionismo ideologico-politico da parte del governo turco nonostante la recente (2015) presa di posizione da parte del Vaticano che ha riconosciuto e denunciato il genocidio armeno come una persecuzione ai danni di cristiani.

Una serata intensa e toccante con uno sguardo rivolto anche al presente (l’Armenia è indipendente dal 1991 dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica) di un territorio solenne e dall’anima profonda, attraversato dall’antica Via della Seta che scorre tra i suoi altipiani d’incanto infinito e tra le montagne dove sorgono monasteri di grande bellezza.

La seconda parte della serata ha visto protagonisti i sapori armeni grazie alla cena realizzata da Anna Maria Pellegrino, foodblogger e volto prezioso della trasmissione Geo su RaiTre, che grazie alla sua passione per la cucina etnica e sulla base di un profondo studio su quella armena, ha realizzato una cena a tema coadiuvata da Luca Boldrin, cuoco del Ristorante e da Lara Mottarlini.

I tavoli impreziositi da mazzetti di prezzemolo e spicchi di limone, che fanno da accompagnamento alle pietanze preparate, hanno accolto un antipasto conviviale a base di salse quali il babaganoush (a base di melanzane) e l’hummus (a base di ceci), splendidamente realizzati con un calibrato tocco di cumino che ci ha trasportato immediatamente nel medio Oriente; accanto una sorprendente skhdorov matsun, una salsa allo yogurt e carote. Tutto da gustare con il tipico pane a tasca.

(Armenia tra storia, cultura e tradizioni Cena tipica ricordando il genocidio)

Il primo piatto non poteva che essere una calda zuppa, vosbì abur, a base di lenticchie rosse, delicata al punto giusto e da rendere astringente con l’aggiunta di un po’ di succo di limone presente a tavola.

(Armenia tra storia, cultura e tradizioni Cena tipica ricordando il genocidio)
Zuppa di lenticchie rosse

A seguire un classico speziato, misòv prasà e bulghùr pilav, ovvero lo stufato di carne con porri e bulgur a cui si è aggiunto il matsunòv khorovats e goban salatasi, spiedini d’agnello cotti superbamente e di una tenerezza infinita, accompagnati da insalata del contadino leggermente aromatizzata al cumino.

(Armenia tra storia, cultura e tradizioni Cena tipica ricordando il genocidio)
Stufato bulghur pilav

(Armenia tra storia, cultura e tradizioni Cena tipica ricordando il genocidio)
Spiedini d'agnello

Il tocco finale è stato il dessert, la backlava, il dolce tipico a base di sfoglie di pasta fillo imburrate e sovrapposte l’una sull’altra, con ripieno di frutta secca e addolcite con sciroppo di zucchero e acqua di rose. Il tutto innaffiato dai vini armeni di Zorah: Voskì 2014, ottenuto da due varietà di uve bianche autoctone, Grandmark e Voskéat, e Karasi Areni 2014, corposo ed equilibrato, prodotto da uve autoctone Areni, coltivate a oltre 1.400 metri di altitudine, maturato in tradizionali anfore chiamate “karas”.