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Il piccolo giardino delle erbe fuori dalla cucina e sotto le palme della piscina. Una ricercata semplicità nella composizione dei piatti come nella loro presentazione. Il tutto in un edificio nascosto nel verde magico di Capri, affacciata sul golfo di Napoli. Un’occasione unica per gustare insieme un’ottima cucina e un servizio che si integrano perfettamente nella pace nel relax di Villa Marina Capri Hotel & Spa, un tempo villa privata, oggi resort cinque stelle di grande charme ed eleganza. Parliamo del ristorante Ziqù dove il cuoco Nunzio Spagnuolo (nella foto) costituisce un’ottima opportunità per chi a Capri vuol evitare cene banalmente all’insegna del lusso o del turismo di massa, entrambi scontati nell’isola.

Per fortuna il nome non deve trarre in inganno. Così come l’hotel è una vera chicca di ricercatezza sobria ed elegante, nonostante a Capri si respiri tutt’altra aria, così il ristorante non è per nulla il solito locale trendy dove conta esibire più che emozionare. Prodotti biologici, fin dove possibile del territorio, ricette tradizionali rivisitate con equilibrio e rispetto degli ingredienti, sono il segno della cucina di Spagnuolo che si integra perfettamente in un un hotel dove, sotto l’impeccabile regia della direttrice Claudia Papa, l’eleganza discreta è la regola base.

Del resto le intelligenti proposte del Ziqù devono soddisfare una clientela esigente fin dalle colazioni del mattino, passando per gli stuzzicanti pranzi a bordo piscina, fino alle ricercate cene dove i primi e il pesce la fanno da padroni. E come non aspettarsi una cucina così in una villa che da residenza privata è diventata un piccolo hotel del benessere (fisico e psichico) per la passione della proprietaria Francesca Guarino, che ha fatto di una villa in zona Marina Grande, la parte più aristocratica dell’isola, un rifugio con 22 fra stanze e suite e una piccola SPA dove si può stare per godere della magia di Capri senza essere soffocati dai ritmi compulsivi della piazzetta.

Un’insalata caprese, invece che qualche dolce campano, delle cruditè o paste lunghe o corte, a scelta, hanno tutte una cifra comune, quella semplicità e pulizia di sapori che Nunzio Spagnuolo ha anche nel presentarsi, capace com’è di restare un bravo cuoco senza volersi atteggiare a star. E ciò nonostante le ricche esperienze professionali fatte: a partire da quelle con Gualtiero Marchesi (seguito a Erbusco, Roma e Parigi) a quelle con altri come lui ex allievi del Divino (Crippa, Berton e Lopriore). E come non ricordare i passaggi da Hienz Beck, o all’Acero Rosso di Rimini e l’Angiolieri di Seiano

Nunzio Spagnuolo