Un altro sogno si avvera nella vita di Michele Chiarlo, un signore piemontese che ha dedicato la sua vita a far vino nelle Langhe portando a termine 60 vendemmie. Dopo gli anni duri dell'inizio, l'affermazione, il Parco artistico Orme Su La Court e un paio di libri, ora ha realizzato a La Morra (Cn) il Palas Cerequio, una struttura alloggiativa unica nel suo genere, un luogo dove tutto è concepito per essere vissuto e assaporato con calma nel cuore di un grande vigneto del Barolo, tra passato e futuro.



è un tempio dedicato a questo grande vino e ai suoi cru. Se ne avverte la presenza in ogni angolo: dalle opere dedicate di Giancarlo Ferraris, alle selezioni di bottiglie top legate al nome di ogni suite, dai particolari architettonici fino agli affacci sui vigneti di questa terra speciale a cui la storia ha assegnato il compito di fare grandi vini.

Il relais, nato dalla ristrutturazione di tre fabbricati rurali del borgo di Cerequio, non promette il lusso fine a se stesso, anche se Palas è un termine piemontese che significa proprio 'palazzo lussuoso”, ma un vero e proprio viaggio verso il benessere e l'interiorità, con il vino e la natura che lo fa, come assolute entità protettrici.

Gli ampi spazi offrono suggestioni antiche, legate al barocco piemontese.Nel palazzo padronale sono state ricavate 4 suite ad altissimo comfort, chiamate 'del Passato”, ognuna con il nome di un cru di Barolo: Cerequio (Chiarlo, Boroli, Voerzio, Gaja, Batasiolo, Damilano), Cannubi (Sandrone, Rinaldi G., Chiarlo, Scavino, Marchesi di Barolo, Einaudi, Gagliardo), Villero (Vietti, Cordero di Montezemolo, Mascarello Giuseppe) e Rocche di Castiglione (Ceretto, Brovia, Oddero).

Altre 5 suite dette 'del futuro” sono caratterizzate da uno stile minimale con materiali e finiture naturali provenienti dalle zone circostanti. Grande risalto al wellness, con spa privata, immagini in loop del territorio circostante e cromoterapia in ogni suite. Si chiamano Vigna Rionda (Massolino, Pira, Rosso), Bussia (Aldo Conterno, Prunotto, Parusso),Arborina (Elio Altare, Corino, Veglio),Ginestra (Clerico, Conterno Fantino, Elio Grasso) e Brunate (Chiarlo, Marcarini, Boglietti).

Palas Cerequio nasce dentro una grande, storica vigna, quindi il vino è protagonista assoluto a cui è dedicata l'enoteca Vertigo con 400 etichette, quasi tutte di cru di Barolo. La Sala degustazione del Palas è il luogo delle degustazioni verticali, organizzate ogni giorno anche a richiesta. La sala del tesoro di Michele Chiarlo è il Caveau, è la cantina storica dei Baroli con 6mila bottiglie dal 1958 a oggi. Al Palas la gastronomia è di livello, rappresenta al meglio la tradizione delle Langhe e del Monferrato ed offre solo prodotti locali.



Nel raggio di 30 km inoltre ci sono 18 ristoranti stellati e moltissime osterie tradizionali. Il complesso è perfettamente integrato nel territorio, e i materiali ne fanno parte: dalle paline di vigna a delimitare le aree ai pavimenti di graniglia, fino alla pietra di Luserna. Non manca la piscina, a sfioro, e un campo da golf a 18 buche. Per completare l'offerta sono disponibili passeggiate a cavallo, attività sportive, visite a musei e castelli e ricerca di tartufo bianco con il cane. Per comprendere il significato di un'iniziativa tanto particolare basta pensare a quanto ha realizzato negli anni questo vignaiolo riservato, di poche parole, che anche oggi che il successo lo ha premiato non ama mettersi in luce. Parlano per lui le opere di grandi artisti perfettamente ambientate tra i suoi filari in collina, nel parco artistico Orme Su La Court, firmato da Emanuele Luzzati, un percorso, in cui l'arte non si distingue dal paesaggio. Seguendo le orme dedicate ai quattro elementi fondamentali - fuoco, aria, acqua e terra - segna un itinerario tra sentieri, vigneti e cascine costellato di installazioni e sculture che nascono e vivono nella natura in perfetta simbiosi. Chiarlo si è rivelato in un libro dal titolo semplice, quasi banale: 'Michele racconta” dove c'è la storia della sua famiglia parallela a quella delle Langhe e del Monferrato: dagli anni in cui si raccoglievano da terra gli acini caduti a quando i contadini guardavano con rabbia i figli sacrificare i grappoli nei primi diradamenti imposti dalla vitivinicultura moderna, fino al crescente successo dei vini e delle sue iniziative d'arte.