Per la sua forma, e per niente altro che non per la sua forma, la Florida è assimilabile al nostro Bel Paese. In entrambi i casi di penisola trattasi. Ecco, ciò posto in premessa, dovremmo allora dire che la località turisticamente più famosa della Florida è, si parva licet, Reggio Calabria. Dacché del punto estremo meridionale della penisola stiamo parlando. Ma così come l'Italia non è solo Reggio Calabria (!), la Florida, non è soltanto Miami. E allora, se nel parallelo geografico possiamo ancora permanere, diciamo che questa volta parliamo di… Cecina in provincia di Livorno. Livorno, si parva licet, è Tampa e Cecina è (ci siamo arrivati, finalmente) Tarpon Springs.

E qui dobbiamo smetterla con il giochicchiare con la geografia altrimenti generiamo confusione somma. Perché? Perché adesso saremmo tentati di dire che neanche più in Florida siamo, bensì in Grecia!

Difatti, più della metà degli abitanti di Tarpon Springs è di origine greca e il grosso delle due attività salienti l'economia locale sono nei fatti tenute da greci: il turismo e la pesca e trasformazione delle spugne.

Le spugne! Che belle le spugne! Abituati come siamo a succedanei sintetici che la pelle non sanno né accarezzare né strigliare, deliziosa è l'esperienza di ritornare alla vera spugna: quella nata nel mare.

Tarpon Springs è il maggior centro statunitense per la pesca e la trasformazione delle spugne. Si respira atmosfera ellenica; essa suadentemente permea il luogo.

E la cena non può non essere che in un ristorante greco. La scelta cade sul ristorante Mykonos, ubicato lungo il viale degli Sponge Docks, gli attracchi delle imbarcazioni che pescano le spugne.

Il patron è Andreas Salivaras, dai clienti abituali affettuosamente chiamato 'Andrico”. Andrico, greco di nascita e di temperamento, sovraintende sia in cucina sia in sala. Tra l'altro è molto giovane; ha appena varcato la soglia dei settanta anni.

Non ancora sono le otto della sera ed il locale è già pieno. L'attesa dura pochi minuti ed un tavolo si rende libero. Cameriere gentili si predispongono alla comanda. Una commensale greca, cittadina di Tarpon Springs, provvidenzialmente ci introduce, ci suggerisce.

La scelta si compie dopo che un pesce viene coreograficamente portato al nostro cospetto. Pescato lì davanti, ce ne garantiscono la freschezza giurando per obitus sopraggiunto nella giornata. Ex-post ci sentiamo di condividere tale referto!
Quale il nome del pesce? Porgy. Diciamo che parrebbe nostro fragolino, altrimenti detto pagello.

Come pietanza di ingresso ci viene servita l'insalata 'specialità della casa”, non casualmente perciò denominata Mikonos. Consiste in lattuga, cetriolo, pomodoro, cipolla, olive e l'immancabile feta. Buona ma, va detto, un filino di olio extravergine di oliva doveva scendere in caduta.

Ed ecco il porgy arrivare a tavola. Cotto al forno in maniera quasi impeccabile (il quasi è dovuto a qualche bruciacchiatura dorsale di troppo), non vi è servizio di porzionatura al tavolo e allora ci si arrangia, ben sciolti procedendo per quanto sovrabbondante si presenta il pesce rispetto a numeri e stomaci dei commensali (siamo in tre). Ottima pietanza. Ottimo pesce, questo porgy. Scialbo il contorno di patate, piselli e riso. Nei calici, savia la scelta, una ben fredda e buona birra statunitense.

Il piatto a commiato consiste in mela affettata su cui è caduto del buon miele. Fa riflettere la spesa complessiva sostenuta: 68 dollari. Certo qui la mancia è di fatto obbligatoria e allora la riga di totale diviene 80 dollari. Insomma un ottimo rapporto qualità/prezzo.