Al pianterreno, si cena in un salottiero giardino zen, capace di sposare la trasparenza dei tatami, la solidità della pietra e la friabilità della sabbia. Al primo piano, invece, pare di venir cullati dall'onda, fra lampade-coralli, tavoli blu cobalto e candide sedute. Omaggia acqua e terra il Miyama, il cui nome sta proprio a significare 'mare e monti”. E la cui proposta jap rende onore a pietanze prelibate e delicate.

Ecco allora la vaporosa tempura special, con gamberi e ortaggi a julienne; i grintosi maki con manzo scottato, avocado e zenzero; i deliziosi involtini di branzino e gamberi in salsa ponzu; e i soffici-croccanti futomaki della casa, preziosi di nobile e rosato astice. Che ritorna, al fianco dello yaki meshi noir (riso Venere integrale con verdure), in un piatto dalle insolite nuance. Infine, pensato per gli amanti della carne è lo yaki niku, preparato con tenero roast-beef argentino.

Foto di Matteo Barro



Miyama
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