Ristoratore incendia locale e si suicida. Cursano: Cogliere il grido d’allarme
Il presidente di Fipe Toscana Aldo Cursano commenta la notizia del ristoratore fiorentino che per debiti si è tolto la vita dopo aver incendiato il ristorante: «Nessuno ha colto i segnali di allarme. La politica è incentrata sulle questioni partitocratiche invece che occuparsi del futuro del Paese»
FIRENZE - Ha incendiato il suo ristorante, poi si è tolto la vita impiccandosi fuori dal locale. L'uomo era sommerso dai debiti. Il ristoratore, fiorentino di 57 anni, aveva uno scoperto in banca e doveva alcuni stipendi arretrati ai suoi dipendenti.Prima di suicidarsi, ha inviato alcuni sms: uno alla direttrice della banca, in cui le chiedeva scusa; altri, più duri, ad alcuni suoi collaboratori: «Mi avete ammazzato con le vostre pretese, non avrete più niente, arrangiatevi, addio».
Particolarmente scosso per l'accaduto Aldo Mario Cursano (nella foto), presidente Fipe Toscana e vicario nazionale che ha commentato: «Finora a Firenze non era mai accaduto. La disperazione, anche la più nera, non aveva mai portato a gesti inconsulti fra i ristoratori della nostra città. Purtroppo però c'era già stato qualche raro precedente all'interno della nostra categoria. Era accaduto qualche mese fa, nel ricco nord-est. Dopo il suicidio di alcuni piccoli industriali, era arrivata come un'eco la notizia che anche alcuni ristoratori avevano posto fine alla loro vita. Avevamo lanciato l'allarme, ma nessuno ha raccolto il nostro grido. La preoccupazione aveva cominciato a serpeggiare fra chi suda tutto il giorno davanti ai fornelli. Hai voglia a dire che bisogna infondere ottimismo quando il numero dei consumatori diminuisce e con essi anche la loro propensione a spendere. Aumentano gli operatori che si improvvisano pubblici esercenti e abbassano la qualità del servizio offerto; le banche ci voltano le spalle; la politica è incentrata sulle questioni partitocratiche invece che occuparsi del futuro del paese. E le spese sono sempre in continuo aumento».
«Con uno scenario di questo tipo il seme della disperazione trova terreno fertile; ti porta a vedere attorno a te un solo panorama: il buio totale. Senti la solitudine che ti assale. A quel punto è già troppo tardi: più nulla ti conforta mai. Una corda stretta attorno al collo sembra meno asfissiante dei debiti che ti assillano. E il rogo diventa paradossalmente l'unica luce per non vedere più ciò che in quel momento di estrema irrazionalità ti sembra solo la somma di tanti errori. Ma quali errori? Errori non certo commessi da chi lavora onestamente e cerca nel rispetto delle regole di sbancare il lunario. Tutto però comincia a sembrarti più difficile; ti senti abbandonato, scaricato dalla società, da quelli che prima erano i tuoi clienti abituali. Qualcuno magari entra ancora nel tuo locale, ma adesso che ha il portafoglio vuoto sceglie la consumazione più economica. E' loro la colpa dei tuoi debiti? Ma no, certo che no! Anche loro sono stati abbandonati, vittime forse di lavori precari, basse retribuzioni, casse integrazioni: non sono loro che ti hanno abbandonato. Allora è colpa delle banche! No, non può essere così riduttivo. Potrebbero fare di più, ma anche le banche hanno le loro regole, rispondono a logiche di mercato e non a logiche personalistiche». «A voltarti le spalle e lasciarti solo è stato tutto un sistema diventato d'un tratto fragilissimo: concorrenza sleale, banche con i cordoni tirati e, innanzi a tutto, una classe politica talmente attenta a guardare dentro i propri apparati da essersi dimenticata di scendere in strada e capire di quale realtà dovrebbe occuparsi. E allora basta un cerino e il tuo pensiero - sbagliato - che la tua vita a 57 anni valga meno di 18mila euro».

