VERONA - Ha chiuso i battenti, ancora non si sa fino a quando, la 'Bottega del vino” in via Scudo di Francia 3 a Verona. Un cartello recita: «Chiuso per inventario». Ma il vero motivo è che il locale - in cui hanno brindato, tra gli altri, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, ma anche il presidente della Repubblica Sandro Pertini e la regina d'Olanda - è in liquidazione, o meglio, come spiega il Corriere della sera, è in liquidazione la società che lo gestisce da diversi anni, formata dal 'patron” storico del locale, Severino Barzan, e dal suo socio, Gianni Pascucci. Dissensi fortissimi tra i due proprietari, bilancio in rosso, qualche problema con le banche, capitale sociale eroso: e dal giugno scorso, la situazione è precipitata. Gli scontri tra i soci (che pare si trascinassero ormai da diversi anni) non sono stati ricomposti, e così il tribunale ha dato quindi incarico a un 'liquidatore giudiziale” di vendere tutto al miglior offerente.

Per chi voglia puntare al suo acquisto, il consiglio è peraltro di preparare un assegno alquanto sostanzioso: la Bottega del vino ha un 'valore di avviamento” altissimo, data la sua natura incomparabile con altri locali della città e non solo della città (ricordiamo che dal novembre 2004 una 'Bottega del vino” identica a quella veronese è aperta anche sulla 59ª strada a New York, per iniziativa dello stesso Severino Barzan). Sullo storico locale di via Scudo di Francia, le 'chiacchiere” cittadine dicono abbiano già messo gli occhi diversi operatori di punta del settore enograstronomico, ma anche aziende vitivinicole di primissimo piano. Prevedibile un'asta serrata di fronte al liquidatore, quindi. Dopo di che, il locale riaprirà i battenti, tornando ad ospitare quegli aficionados, veronesi ma anche provenienti da ogni parte del mondo, che dal 1896 ad oggi ne hanno fatto uno dei locali più noti al mondo per i cultori del buon bere.

«La Bottega del vino chiude? Ma state scherzando?», è stata la prima reazione del Ministro Giancarlo Galan alla notizia. E poi, informato del fatto che all'origine della decisione ci sarebbero dissidi tra i due proprietari, Severino Barzan e Gianni Pascucci, commenta: «Non conosco i termini della questione, ma è indubbio che questa notizia sia un'autentica sciagura culturale per Verona, una cosa davvero ignobile, una iattura che bisogna cercare di evitare in tutte le maniere. Voglio ancora avere fiducia e spero che ci sia un ripensamento, che non si arrivi a tanto».

«Credo che questo storico locale abbia fatto molto per la cultura cittadina e, assieme al Vinitaly, per promuovere il vino italiano e veronese, oltre che la città scaligera, a livello nazionale e internazionale. La sua presenza è valsa molto più di tante inutili iniziative». Dopo lo stupore si passa ai ricordi. Galan parte da quella visita in compagnia del premier Silvio Berlusconi sul finire degli anni Novanta. «Il Cavaliere aveva tutti i crismi per essere ritenuto un ospite illustre e per questo motivo Severino ci ha condotto in cantina, un autentico sancta santorum del vino. Io vado pazzo per l'Amarone e pasteggiammo a Quintarelli e Dal Forno, con bottiglie dal prezzo molto significativo. Al momento di pagare invitai un caro amico a presentarsi alla cassa... credo ci abbia messo anni a saldare il conto». Il secondo aneddoto di Galan riguarda una cena con Bossi e molti altri leghisti, con lui come unico rappresentante dell'attuale Pdl. «Finita la cena ce ne andammo verso la porta per lasciare il locale. Severino mi corse dietro e gridò: Presidente, ma qui non ha pagato nessuno... . Diciamo che quella fu la prima volta che pagai un conto non dovuto alla Lega...».

Lo spazio per i ricordi finisce. «Questo locale storico non può scomparire. Vista l'età del bottegon si può pensare di inserirlo nei siti da tutelare per i 150 anni dell'Unità d'Italia. In proposito, scriverò al ministro per i Beni culturali Sandro Bondi per vedere se, assieme al mio ministero, esista la possibilità di fare qualcosa di concreto. Nel contempo, invito il co-proprietario Severino Barzan a contattarmi, per farmi sapere nel minor tempo possibile se c'è spazio per poter intervenire».