All'ombra de "L'Ulivo d'oro" a Madrid si gustano tutti i sapori veraci siciliani
A Madrid, un ulivo siciliano ha messo radici ed é in fiore. Sosta golosa per gli italiani all’estero sotto l’accogliente ombra de “L’Ulivo d’oro”. Personale preparato e efficiente, atmosfera ricercata, cucina dai toni decisi che spazia dalla tradizione italiana alle contaminazioni spagnole
* * * AGGIORNAMENTO 2013: IL LOCALE HA CAMBIATO GESTIONE * * *

Il termometro segna implacabile i 38 gradi. Madrid é deserta. Il silenzio dell'asfalto picchiato da un impietoso sole la fa sembrare una città fantasma. Sono quasi le 3 del pomeriggio, non passa una macchina, é l'ora in cui la Spagna intera imbandisce il desco per il pranzo domenicale, l'antipasto della irrinunciabile 'siesta”. Siamo nel quartiere de 'La Latina”, epicentro della vita mondana del madrileno, sia autoctono sia d'importazione. A due passi domina la Real Basilica di San Francisco il Grande, l'imponente monumento ecclesiastico che é l'asse centrale di questo quartiere delimitato a nord dalla Calle Segovia, antico accesso della città. Ed é proprio in questa via enorme, al civico 8, che sorge il ristorante siciliano "L'ulivo d'oro".
L'entrata lascia ben sperare, le pareti sono abbellite da ritratti di artisti italiani e, confermata la nostra prenotazione, passiamo per un brevissimo corridoio che da accesso alla sala principale, una ex cantina ergo priva di luce solare. Comunque, l'ambiente é gradevole e accurato. Inoltre, non siamo capitati male: ci troviamo confinati tra una mappa della Sicilia e un'avvenente foto della Cucinotta.In sala, Matteo e Moreno, in elegante camicia scura e cravatta nera, trasmettono la loro passione ed é rilassante lasciarsi coccolare dalle loro attenzioni, tempestive e mai invadenti. La carta é ben rifinita, curata: vi sono presenti sia le traduzioni dei piatti dall'italiano allo spagnolo sia delle piccole descrizioni iconografiche delle bottiglie di vino che aiutano l'ospite nella scelta. Inoltre é poliedrica, spazia per tutto lo stivale tanto é vero che incominciamo il tour gastronomico con una burrata al tartufo nero.
Per accompagnare il pasto, optiamo per un bicchiere di Nero d'Avola che ci viene servito a una temperatura troppo bassa, almeno 3-4 gradi in meno rispetto ai 18 consigliati. Dopo aver segnalato l'eresia enologica, il gentil Matteo ci chiarisce che il mercato richiede questo, ovvero la plausibile spiegazione é da ricercarsi negli usi e costumi degli spagnoli abituati al fresco refrigerio del 'tinto de verano” (vino rosso con gassosa) o di una sangria (tipica bevanda speziata a base di vino e frutta). Incitando a insegnare alla local clientela le qualità organolettiche di un vino servito alla sua temperatura, ecco arrivare, servita su un giaciglio di insalata con pomodorini e scaglie di grana e anticipata da una inconfondibile folata di tartufo, il formaggio fresco a pasta filata murgese: una squisitezza. La burrata, che arriva settimanalmente dalla località barese di Corato, é fresca, soffice e la spolverata di tartufo é il tocco che solletica il palato.
Dall'antipasto pugliese, attraversiamo lo stretto e degustiamo delle tagliatelle messinesi e il risotto alla Carmelo (nella foto a destra), cosi battezzato in proprio onore dallo chef e proprietario, che, col suo inconfondibile accento siciliano, ci narra brevemente la storia del ristorante.Nato nel febbraio 2009, lo definisce un posto per habitué, con la clientela, amabile interlocutrice e assidua testimone della sua fantasia: infatti, il menu é 'solo la fonte d'ispirazione”.
Chissà quante volte i suoi illustri corregionali Verga, Pirandello, Quasimodo, Sciascia, hanno considerato la loro regione 'fonte d'ispirazione”; secoli prima la fu per il Sommo Poeta che la premió col Paradiso (Canto VIII) e la consegnó alla letteratura con l'antico nome di Trinacria (etimologia greca: tre promontori). Oggi é tristemente violentata da stereotipi iniqui mentre nel corso dei secoli fu prospera terra invasa da greci, romani, bizantini, arabi, normanni e borboni. Ovviamente questo crocevia di culture, si materializza in una eclettica cucina, caratteristica dei 2 primi piatti sopraccitati.
Le tagliatelle, fatte in casa, accolgono una salsa piccante a base di aglio, gamberi, funghi e zucchini. Il riso, invece, guarnito da succulenti fettine di bresaola, ospita una saporito guazzetto di carciofi con un tocco di tartufo nero. Ambedue i primi, seppur differenti, racchiudono la caratteristica prominente della cucina di Carmelo: sapori forti, decisi e concreti che regalano al palato un retrogusto consistente, robusto e solido.
Soddisfatti ma ancora curiosi di proseguire l'excursus siciliano, ordiniamo un filetto al Marsala (nella foto a destra), apprezzando l'abbinamento tra il liquoroso vino e i funghi. Ovviamente, l'ultima stazione del nostro siculo tragitto é dedicata alla regina dei dolci isolani: la cassata siciliana (nella foto in alto in apertura). Importata da una pasticceria licatese, servita con del cioccolato, soddisfa anche il gusto più severo. La glassa é zuccherosa al punto giusto, la ricotta é gustosa e si apprezzano delle gocce di cioccolato e canditi che ne perfezionano il sapore. Finalmente appagati, chiediamo il caffè e Carmelo ci invita orgogliosamente ad un limoncello prodotto solo con agrumi palermitani.Forse é proprio questo l'emblema del viaggio, Carmelo é riuscito a far convivere le culture regionali italiane, risaltando la sicilianità. Suggeriamo il motto dell'Ulivo d'Oro :'Sicilia, prima inter pares”. Il conto ? 4 portate, 1 dolce, acqua, 1 bicchiere di vino, 2 caffè: totale 75 euro.
Accettabile? Cosi é (se vi pare).
Ristorante Siciliano - Pizzeria 'L'Ulivo D'Oro”
Calle Segovia, 8 - 28005 Madrid


